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Sanità, Piemonte al top nazionale? "Chiedetelo a cittadini e pazienti"

La Regione ha poco da crogiolarsi per il primo posto ottenuto nella griglia Lea. Per la deputata e medico leghista Boldi: "Classifica poco significativa, visto che non tiene conto del livello di soddisfazione delle prestazioni erogate". Intanto, migliorano i conti e i fornitori vengono pagati in tempo

Non sarà più la grande malata d’Italia, ma addirittura prima della classe? Si parla di sanità, di quella piemontese, che è stata recentemente inserita al vertice della classifica italiana in fatto di Lea, i livelli essenziali di assistenza, ma, almeno secondo il centrodestra, ben lungi dall’essere in assoluto la migliore. “Non esageriamo con la propaganda pre-elettorale sulla pelle dei piemontesi” attacca la deputata leghista alessandrina Rossana Boldi, che di professione, neanche a dirlo, fa il medico. “Ho letto - dice Boldi - del Piemonte modello di eccellenza sulla base di statistiche elaborate dal Ministero della Salute. La classifica a cui immagino si faccia riferimento è quella che misura le performance dei Lea, poco significative rispetto alla soddisfazione percepita dai pazienti”. Insomma, se le cure in regione sono così eccellenti chiedetelo ai piemontesi è la tesi dell’esponente del Carroccio. E sarebbe interessante scoprire l’esito di un tale sondaggio su cui non potrebbe che incidere negativamente la piaga delle liste d’attesa.

“Chiamparino e la sua squadra - aggiunge - hanno tagliato i costi. Ma se pretendono che questo significhi che la sanità regionale è migliorata, siamo al ridicolo. Basta andare a consultare le classifiche Crea elaborate dall’Università di Tor Vergata, o quelle Gimbe, per rendersi conto che il Piemonte sprofonda a vantaggio di altre realtà come Trentino, Friuli, Veneto o anche Toscana, dove si cerca di misurare anche il livello di soddisfazione dei cittadini”.

Intanto, però, la sanità piemontese migliora almeno sotto il profilo dei conti, che non è poco. L’assessore Antonio Saitta ha annunciato questa mattina in commissione che asl e aso hanno ridotto i tempi di pagamento dei fornitori, facendoli rientrare entro i 60 giorni (fino a qualche anno fa c’era chi saldava le fatture a oltre nove mesi provocando più d’un mal di pancia ai creditori). “Possiamo finalmente dire - afferma Saitta – che dopo molti anni la sanità piemontese paga puntualmente i propri fornitori”.

“Nel 2014 – aggiunge – la quasi totalità delle aziende sanitarie piemontesi pagava i fornitori con oltre 50 giorni di ritardo rispetto alla naturale scadenza, con picchi negativi superiori a 200 giorni. I tempi effettivi di pagamento arrivavano così a sfiorare anche i 300 giorni. Oggi invece quasi tutte le aziende rispettano i tempi previsti, saldando con puntualità o con ritardi minimi”. Secondo i dati in possesso di corso Regina, le Asl di Biella, Cuneo1, Cuneo2 e l’azienda ospedaliera di Cuneo pagano addirittura in anticipo rispetto alla scadenza, e tutte le altre Asl hanno ridotto in modo consistente i tempi. L’ospedale San Luigi ha recuperato 213 giorni, quello di Novara 208, la Città della Salute 193. “Considerando che la spesa sanitaria in Piemonte è di circa 8 miliardi – conclude Saitta – si tratta di un miglioramento importante per tutto il sistema produttivo regionale”. 

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