Piemonte sinistrato

Con la sconfitta di Gigi Garelli a Cuneo, superato in surplace dal centrista Federico Borgna, si è persa la possibilità di avere un sindaco di sinistra in Piemonte.

 

La nostra regione rappresenta quasi un’eccezione in tal senso e bisognerebbe iniziare a cercarne le ragioni. In giro per l’Italia ci sono sindaci della gauche in svariate regioni: Milano, Genova, Napoli, Cagliari, Palermo, Taranto, perfino Rieti e Belluno. Nelle terre piemontesi nisba: in nessun capoluogo la sinistra è stata in grado di proporre un volto nuovo, un outsider. Quello che ci è andato più vicino è proprio Gigi Garelli che, dopo aver vinto le primarie, pensava di poter ambire alla carica di primo cittadino. Per il resto, in questa tornata amministrativa  Idv, SeL, Federazione della Sinistra e liste civiche hanno raccolto briciole di voti, con un risultato congiunto di gran lunga inferiore al Movimento 5 Stelle.

 

Eppure in Piemonte e nella provincia di Torino in particolare non mancano le tradizioni per una forte sinistra. La grave crisi economica, sociale e politica che investe il territorio permetterebbe di osare (anche solo elettoralmente) ricette alternative e di provare a proporre soluzioni e nomi diversi. Tutto questo non accade, mai.

 

Allora sì che andrebbero ricercate le motivazioni:  l’incapacità della classe dirigente della sinistra piemontese? L’impossibilità di trovare o il timore di proporre persone autorevoli al di fuori degli steccati dei partiti? L’obbedienza storica al patto con il Partito Democratico? La difficoltà di leggere il territorio?

 

Urge, come si dice in politichese, una riflessione ampia e approfondita. Che a Roma si tradurrebbe con: «Movete er culo!»

print_icon