Rossignolo, un bilancio coi buchi

Mentre i lavoratori protestano, vengono alla luce i veri conti della De Tomaso. La denuncia del collegio sindacale, i debiti incontrollati e le spese per le auto di lusso. Un vero colabrodo

“Egregi azionisti, non possiamo esprimere alcun parere positivo circa il progetto di bilancio sottoposto alla vostra approvazione”. Un giudizio impietoso quello dei membri del consiglio sindacale di De Tomaso dopo aver attentamente visionato la relazione in merito ai conti dell’azienda sottoposta loro dai vertici. Un bilancio al 30 giugno 2011, approvato quasi un anno dopo, nell’aprile scorso, in barba alla legge che prevede un termine massimo di sei mesi e a ogni normale prassi aziendale. E che al 30 giugno faceva già registrare una perdita di 23 milioni di euro. Gli stessi sindaci, nella relazione conclusiva, fanno riferimento all’articolo 316 bis del codice penale, vale a dire “malversazione a danno dello Stato”, che prevede una pena da 6 mesi a 4 anni. Sempre nella relazione, fanno presente di aver già segnalato questa ipotesi di reato nella precedente relazione presentata il 17 ottobre in occasione, probabilmente, di un cda: ciò significa che mentre i Rossignolo continuavano a raccontare che tutto andava bene, il loro collegio sindacale annunciava loro che rischiavano la galera. Ma è solo l’inizio. Sempre nella relazione dei sindaci si riporta testualmente uno stralcio della relazione di Mazars Spa, società di revisione, che evidenzia come alla data del 17 aprile 2012 non aveva ancora ricevuto per il bilancio al 30 giugno 2011 nessun documento contabile che le permettesse di espletare l’incarico, e cioè di controllare i conti. Se ne deduce che l’assemblea del 18 aprile ha approvato un bilancio che mai ha ottenuto il controllo legale dei conti.

 

Nel giorno dell’ennesimo corteo dei lavoratori - alcune centinaia di tute blu della fabbrica di Grugliasco, con una simbolica partecipazione dei colleghi di Livorno, si sono messe in marcia verso l'Unione Industriale di Torino – Lo Spiffero entra in possesso dei veri conti della De Tomaso.  

 

Ma andiamo nel dettaglio di quello che pare un colabrodo più che il bilancio di un’azienda. La De Tomaso, per esempio, ha speso 17 milioni in servizi, altri 11 in personale, 2 alla voce oneri e doveri. Costi stratosferici per una fabbrica che non ha prodotto un’auto da quando ha terminato le commesse di Pininfarina. Si legge di 1,7 milioni impiegati per predisporre il progetto formativo, ma anche in questo caso si sa che tutti i fornitori che hanno venduto loro le cucitrici non sono stati pagati. Parliamo di una società che ha ricevuto 7,6 milioni di acconti per l’avvio di corsi che prevedevano il coinvolgimento di almeno 400 lavoratori, mentre allo stato dell’arte ne sono stati formati tra i 60 e gli 80. E il resto del denaro pubblico (perché di loro non ci hanno mai messo una lira in quei capannoni di Grugliasco)? Nel bilancio emergono spese per 11 milioni in consulenze senza che vengano riportate i soggetti dei quali la De Tomaso si è avvalsa. Consulenze, che poi, per stessa ammissione dell’azienda sono state “incapaci di generare benefici economici a seguito del venir meno della continuità aziendale”.

 

Nel capitolo relativo ai crediti, emergono 4 milioni di euro verso non meglio specificati “altri soggetti”, ma poi si dice che si è deciso di non incassare quei quattrini e dilazionarli tacitamente. Ma come, un’impresa con quel disperato bisogno di liquidità? E allora ci si chiede: ma esistono davvero dei debitori nei confronti di De Tomaso? Per non parlare dei debiti tributari (1,7 milioni), quelli verso gli istituti di previdenza (962 mila euro), gli stipendi ancora da pagare (693 mila), tredicesime e quattordicesime arretrate (171 mila). Un salasso. E allora ritorna la solita domanda: che fine hanno fatto tutti i soldi che la collettività ha versato sotto varie forme ai Rossignolo, proprietari della De Tomaso? Dove sono quei 14 milioni del Tfr che Pininfarina aveva versato grazie ai 15 milioni con cui la Regione aveva pagato il capannone poi affidato previo canone d’affitto mai onorato alla De Tomaso? E i 7,6 del Ministero per i corsi d’aggiornamento? E i 6,7 della Regione? Denaro già liquidato. Domande che da tempo l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte Claudia Porchietto (foto) a lungo tirata in ballo proprio dai Rossignolo come responsabile delle loro difficoltà, poneva ai vertici dell’azienda senza ottenere risposte. Numeri, che oggi emergono con tragica chiarezza.

 

Ciò che fa più male, però, è scoprire che la società, nonostante questa situazione finanziaria avesse sottoscritto una polizza fideiussoria a garanzia del contratto “full service” delle auto destinate ai dirigenti per un importo pari a 150 mila euro. Dirigenti e amministratori che per raggiungere questi risultati avevano deliberato un compenso che gravava sull’azienda per 475 mila euro.  

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