Monge

Non parliamo solo di Tav

Per carità, non facciamo confusione né voglio alimentare equivoci. Con l’allora collega Stefano Esposito e di comune accordo con il sindaco di Torino del tempo Sergio Chiamparino, ho contribuito ad organizzare nel 2011 uno dei pochi momenti pubblici al Lingotto di Torino per spiegare le ragioni politiche e tecniche del Sì alla Tav. Non a caso inventammo un logo simpatico e quasi profetico: “Sì Tav”, appunto. Quindi non devo dare spiegazioni da che parte sto oggi.

Ora, come ho già detto in altre occasioni, giù il cappello di fronte agli organizzatori dei raduni in piazza Castello che, per motivazioni varie e facilmente spiegabili con il senno del poi, hanno risvegliato dal torpore il “popolo Sì Tav” di Torino e del Piemonte. Ma, detto questo, ora siamo alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale del Piemonte ed è del tutto comprensibile, e anche legittimo, che ognuno giochi la sua partita a partire dl Sì, tanti, e dal No, pochissimi, alla realizzazione della Torino-Lione. Atteggiamenti ovviamente strumentali ma, ripeto, del tutto comprensibili e anche giustificati. Il nodo di fondo, però, è un altro. E cioè, il destino dei cittadini piemontesi che andranno alle urne il prossimo 26 maggio per decidere chi governerà il Piemonte nei prossimi 5 anni, dipende solo e soltanto dalla realizzazione della Torino-Lione? Certo, il tema è improntante e decisivo per la nostra economia, è inutile negarlo. Lo sentiamo ripetere ossessivamente come un rosario ormai tutti i santi giorni.

E allora veniamo alla domanda centrale. Della sanità - oltre l'80% del bilancio della Regione è coperto da questo settore - che tocca sulle pelle viva il futuro della vita di centinaia di migliaia di cittadini piemontesi ne dobbiamo parlare? E la gestione del trasporto pubblico locale - certo chi viaggia con l’autista tutto l’anno è poco sensibile al tema - che coinvolge, com’è noto a tutti, fette consistenti di cittadini è importante discuterne? E la cultura, certo un settore marginale ma comunque importante per una regione come il Piemonte, merita di essere relegata ad un ruolo marginale e periferico per tutta la campagna elettorale? Per non parlare delle politiche industriali e del lavoro. E l’elenco potrebbe scorrere veloce ma per ragioni di spazio mi fermo qui.

Ecco perché, almeno questa è la mia opinione, la Tav era e resta un capitolo importante per il futuro del Piemonte ma non può e non deve esaurire l’intera campagna elettorale. Al netto dalla comprensibile propaganda, della legittima strumentalizzazione e della altrettanto scontata speculazione politica sul tema, il destino del Piemonte, come molti sanno anche se non tutti, dipende certamente dal completamento della Torino-Lione ma anche e soprattutto dalle proposte e dalla gestione concreta delle singole politiche di settore. Perché il “progetto Piemonte”, come ben si sa, si gioca ad ampio raggio e su più fronti. Almeno così dovrebbe essere. Altrimenti il tutto viene sacrificato sull'altare dei Sì e del No alla Tav. Chi più scatenato, chi meno scatenato, ma il tutto finisce lì. E il futuro del Piemonte, forse, non si esaurisce attorno a quel tema.

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