Sagat, nel Pd ora volano gli stracci
11:30 Venerdì 25 Maggio 2012La polemica si sposta da Palazzo Civico a Facebook, dove il capogruppo al Comune di Torino Lo Russo e il compagno di partito Mangone se le dicono di santa ragione. E Marrone (Pdl) ride
Volano gli stracci nel Partito democratico sulla cessione di Sagat. E se non bastassero le riunioni istituzionali ci si mette anche Facebook a dar spazio agli sfoghi dei consiglieri Pd, che abbandonando il politically correct delle riunioni a Palazzo di Città se le dicono di santa ragione. Accade sulla bacheca di Fly Torino, l’associazione presieduta da Valentino Magazzù, che attraverso una nota ha espresso tutte le proprie perplessità rispetto all’operazione che porterà alla vendita del 28% delle azioni di Sagat da parte di Palazzo Civico.
La base d’asta di 59 milioni di euro è giudicata troppo bassa “si tratta di numeri che appaiono lontani dalla valorizzazione che, ad esempio, risulta dai bilanci della società Sintonia SA (Gruppo Benetton), la quale ha in portafoglio il 24,39% di Sagat a un costo di iscrizione di 81 milioni di euro. Se la stessa valorizzazione fosse adottata dal Comune di Torino, il 28% in vendita dovrebbe essere valutato circa 93 milioni di euro, ovvero quasi il 60% in più dei 59 milioni previsti dalla base d’asta. Occorre pertanto che il Comune motivi adeguatamente tale differenza di valori” si legge, dando vita al dibattito. Il primo a lasciare il suo post è Maurizio Marrone del Pdl, che rivendica i 300 emendamenti presentati in aula per procrastinare l’approvazione del provvedimento e attacca l’opposizione: “Non sono aperti a nessun confronto, l'ostruzionismo li ha costretti a rinviare”. Ecco la puntuta la risposta del capogruppo Pd Stefano Lo Russo, uno che in politica predilige il volo a bassa quota “non ho capito la proposta ‘di merito’ del PDL...come dicono in campo meteorologico: non pervenuta...per proporre un'idea alternativa bisogna averla l'idea”. Ma inaspettatamente nel battibecco s’inserisce un altro democratico, notoriamente critico con le scelte del suo partito e del Sindaco in merito alle dismissioni delle partecipate: è Domenico Mangone che non manca di affiancare Marrone nelle critiche a Lo Russo e al Pd: “su questa delibera come Lo russo sa non è stata consentita alcuna riflessione. la mia richiesta di approfondire una serie di aspetti è stata avversata proprio dal mio gruppo . In commissione, la delibera è stata liberata quando la commissione era già stata chiusa . ( circostanza non smentita nel corso della discussione in aula sull'ordine dei lavori)”. Accuse pesanti, cui Lo Russo abbozza goffamente una risposta, ma senza successo, anzi provocando l’irrisione di Marrone (“è un onore ospitare sulla mia bacheca l’armonia strategica del Pd”) e la chiosa caustica del capogruppo grillino Vittorio Bertola “Ma qui non c'è più nessuna strategia, solo la ricerca disperata di soldi per stare a galla un po' di più...”. La Sala Rossa è online.


