Sel, scontri (e tresche) tra capataz

Cerutti, decisa a ridimensionare il segretario Curto. manda in avan scoperta la Pellerino. Dalla Sala Rossa ripicche potrebbero trasferirsi al partito. Ma c'è chi giura che l'asse reggerà

Nel partito c’è chi la definisce una mantide. Sarebbe stata la consigliera regionale Monica Cerutti, membro della segreteria nazionale e da sempre dominus in Piemonte della pattuglia vendoliana, ad armare la mano dell’assessore torinese Maria Grazia Pellerino, che in queste ore, dopo aver a lungo incassato, ha deciso diattaccare frontalmente Michele Curto, capogruppo di Sinistra ecologia e libertà in Sala Rossa e segretario provinciale del partito. E sarebbe proprio lui la vittima designata, cui ora si fa pesare l’incompatibilità tra il ruolo in aula e l’incarico politico. Ma cosa c’è dietro? E poi perché uno scatto d’orgoglio quando ormai l’esternalizzazione dei nove nidi comunali è già stata approvata, peraltro col voto favorevole di Curto?

 

E’ diffusa la sensazione secondo cui le ultime sfuriate di Pellerino godano della copertura politica di Cerutti. Se cosi fosse è chiaro che in Sel si aprirebbe una faglia grande quanto una casa, dal momento che è stata proprio l’alleanza tra la “mantide rossa” e Curto - il suo nuovo compagno politico - a garantire a quest’ultimo di guidare il partito, sbaragliando ai congressi le mozioni legate ad Antonio Ferrentino e a Luca Robotti. I due non si sono mai presi troppo: più istituzionale lei che proviene da una tradizione ulivista, movimentista e ipercinetico lui, pronto a cannibalizzare media e sezioni politiche. Ora l’asse con Pellerino è volto a ridimensionare il segretario e in questo senso va letta anche l’agitazione di due membri della segreteria torinese del partito, Stefano Moro e Andrea Pascali vicini alle due matrone post comuniste.

 

Sui nidi è stata una manfrina durata mesi. L’assessore, sotto la spinta del suo capogruppo, arrivò a minacciare le dimissioni qualora si fosse proceduto alla privatizzazione del servizio, salvo poi rivendicare quell’approdo non senza provocare le polemiche dell’opposizione. Ora lei e Cerutti hanno stretto un patto e la testa che minacciano di far saltare è nientemeno quella del segretario. Dopo la liaison politica con Antonio Ferrentino, ai tempi della candidatura alle Regionali, e con Luca Robotti all’indomani della sua elezione, Cerutti, abile a manovrare nelle retrovie, è già pronta a dare nuovamente il giro al tavolo forte di una decina dei 100 delegati che compongono l’assemblea. “Senza il mio appoggio il Curto cade, quindi basta colpi di testa e massima fiducia al nostro rappresentante in giunta” è il ragionamento.

 

Intanto la minoranza interna resta alla finestra. Non c’è voglia di alimentare polemiche. Curto ha fatto sapere che dopo quanto successo non ha più nessuna intenzione di lasciare l’incarico di capogruppo perché “non ci sono più le condizioni” e Marco Grimaldi, il suo compagno di banco, dice allo Spiffero che in questa fase “non è mia ambizione sostituire Curto”. In altre parole nessuna voglia di essere trascinato in una polemica che non lo riguarda.

 

Sul futuro c’è chi giura che la bufera è pronta ad arretrare: interessi convergenti in vista delle politiche fanno sì che Curto e Cerutti continuino a viaggiare a braccetto. Ma l’incidente è sempre dietro l’angolo.

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