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GIUSTIZIA

Assolto l'imprenditore Sì Tav

La Corte d'Appello ribalta la sentenza di primo grado e con formula piena scagiona Ferdinando Lazzaro dall'accusa di turbativa d’asta "perché il fatto non sussiste". Finisce un calvario giudiziario durato sette anni

Rialzati Lazzaro. Ribaltando la sentenza di primo grado, con la quale era stato condannato a 1 anno e 6 mesi, la Corte di Appello di Torino ha assolto con formula piena l’imprenditore Sì Tav Ferdinando Lazzaro dall’accusa di turbativa d’asta “perché il fatto non sussiste”. Termina così, in maniera definitiva, il lungo calvario giudiziario che l’aveva portato in carcere accusato di aver tentato di riottenere il controllo della sua ditta fallita pilotando, tramite un’altra società, la Italcostruzioni, intestata alla sorella, la gara pubblica bandita per affidare la gestione imprenditoriale dell’Italcoge. Nel procedimento, di cui era responsabile il curatore, arrivò una sola offerta, quella appunto dell’Italcosttuzioni. A garanzia dell’operazione Lazzaro aveva presentato una fideiussione di 250 mila euro, emessa, stando alle accuse, da una società che non poteva garantire il pagamento. Da qui anche l’accusa di falso. Sono stati assolti anche il curatore fallimentare, Michele Vigna, e il broker emiliano Roberto Ronchei.

Lazzaro era già stato assolto nel 2016 per presunti reati ambientali dal famoso processo San Michele sull’infiltrazione della ’ndrangheta in Val di Susa pur non avendo mai ricevuto una contestazione di associazione mafiosa.

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