GIUSTIZIA

Corte d'Appello perde il presidente

Il Tar del Lazio annulla la nomina di Edoardo Barelli Innocenti. Accolto il ricorso del catanese Sarpietro. Si era insediato nell'ottobre dello scorso anno dopo aver fatto per 22 anni il giudice a Novara

Il Tar del Lazio ha annullato la nomina del magistrato Edoardo Barelli Innocenti alla presidenza della Corte d’Appello di Torino. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di un altro magistrato, il catanese Nunzio Sarpietro. E così a neppure un anno dall’insediamento, avvenuto il 4 ottobre 2018, Barelli Innocenti decade.

“Non accadeva da decenni che a ricoprire questo ruolo, a Torino, fosse un magistrato proveniente dalla stessa corte – aveva esordito il magistrato –. Sono stato giudice a Novara per 22 anni. Mi sento piemontese per adozione, nonostante il mio accento tradisca le mie origine toscane”. Barelli Innocenti era succeduto ad Arturo Soprano. Era presidente della quarta sezione civile della Corte d’Appello di Torino e, dopo il pensionamento di Soprano, ne era diventato reggente.

Il via libera a Barelli Innocenti era stato dato dall’assemblea plenaria del Csm il 20 giugno 2018, all’unanimità. Dal verbale di quella seduta si apprende che per la quinta commissione Barelli Innocenti “risulta senza dubbio il magistrato più idoneo, per attitudini e merito, al conferimento dell’ufficio”.

Sarpietro, presidente della sezione gip del tribunale di Catania, aveva partecipato al concorso, e si rivolse al Tar - con l'assistenza degli avvocati Franco Coccoli e Marco Di Lullo - lamentando degli errori nella valutazione. Il Csm, come rilevano i giudici amministrativi nella sentenza, preferì Barelli Innocenti perché stava già prestando servizio nella Corte d’Appello di Torino e, a differenza del ricorrente, aveva esperienza direttiva di “secondo grado”. Sarpietro, inoltre, risultò penalizzato perché fino a quel momento aveva svolto incarichi organizzativi solo in uffici di “dimensioni incomparabilmente inferiori rispetto alla Corte d’Appello di Torino” (quali il tribunale di sorveglianza di Trieste e la sezione gip/gup del tribunale di Catania). Secondo il Tar queste valutazioni violano il testo unico sulla dirigenza giudiziaria adottato dal Csm nel 2015, che nella sostanza conferisce pari valore all’esperienza acquisita in primo o in secondo grado. Inoltre il criterio della cosiddetta territorialità “non è previsto dalle specifiche disposizioni normative e regolamentari” e il suo utilizzo “appare illegittimo”. “Privo di fondamento normativo” è anche il riferimento “a criteri dimensionali e alla natura settoriale degli uffici direttivi ricoperti dal ricorrente”. La conclusione è che ci sono dei “censurabili vizi di legittimità” che, pur non riguardando “il merito” della decisione del Csm, producono l’annullamento dei provvedimenti.

“Non mi è stato notificato nessun ricorso. Spero che almeno la sentenza venga notificata regolarmente, così potrò impugnarla nei termini di legge” dichiara Barelli Innocenti interpellato. La decisione del Tar è del 3 luglio. Nella sentenza, Edoardo Barelli Innocenti è indicato come “non costituito in giudizio”. Ministero della Giustizia e Csm si sono costituiti e sono stati rappresentati dall’Avvocatura generale dello Stato. 

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