Tasse “nascoste”: la stangata di Torino

Non solo Imu. La giunta Fassino aumenta balzelli, tariffe, canoni e concessioni: rifiuti +3,36%, suolo pubblico +11,5. Caro parcheggi: +50%. E anche morire diventa un lusso: +460%

L’immediata ed ampia notorietà l’ha fatta subito oggetto di un rifiuto unanime. Parliamo dell’Imu, l’imposta municipale unica, vituperata dai cittadini per le mazzolate che assesta, e dagli amministratori locali che ne contestano i meccanismi di applicazione (loro la applicano, ma una parte va allo Stato, tanto che è impropria la stessa denominazione di “municipale”. Monti dice che cambierà tutto). Ma, se di quanto pesa l’Imu per le tasche dei contribuenti si sa già tutto (o quasi, poiché l’importo definitivo da pagare si saprà soltanto a fine anno: orrore! mai in uno Stato – che si vanta di essere la patria del diritto - s’è introdotta un’imposta da definire cammin facendo), nei complicati bilanci dei Comuni si nascondono anche altre insidie fiscali. Ci riferiamo alle tasse nascoste, cioè a quei numerosi balzelli - dei quali non si parla o si parla poco - camuffati sotto le denominazioni più varie: tasse, canoni, concessioni, tariffe e quant’altro ma che, quale ne sia il nome, sono pagamenti obbligatori. Alla fine, sono questi pagamenti che fanno lievitare la pressione fiscale individuale fino a percentuali considerevoli (si dice del 60/65%). Infatti, la pressione fiscale individuale è la quantità del reddito che viene sottratta al contribuente attraverso tutti i pagamenti obbligatori a enti pubblici per finanziare la spesa pubblica (esclusi soltanto i contributi sociali).

 

Un rapido sguardo ad alcune voci del Bilancio del Comune di Torino per il 2012 – in discussione in questi giorni – conferma la misteriosità, ma anche l’incidenza di queste tasse nascoste.

 

La tassa raccolta rifiuti aumenta nel 2012, complessivamente, del 3,36%. Va detto però che, presumibilmente, la botta a questo riguardo arriverà nel 2013. Infatti, il Decreto Monti “Salva Italia” prevede che, a partire dal 2013, scompaia la Tassa Raccolta Rifiuti (TARSU) e la Tariffa Igiene Ambientale (TIA) e che TARSU e TIA confluiscano nel Tributo sui Rifiuti e sui Servizi (TRES), dovuto da chiunque detenga locali o aree scoperte che possano produrre rifiuti; i criteri per determinare la tariffa del TRES saranno stabiliti dal Governo entro il 31 ottobre 2012. La tariffa (ecco un’altra novità) sarà maggiorata di 0,30% euro per metro quadrato dell’immobile tassato - maggiorazione che i Comuni potranno aumentare fino a 0,40% euro (aumento che, vista l’aria che tira, nessun Comune si farà scappare) – per la copertura dei costi dei cosiddetti “servizi indivisibili”: illuminazione pubblica, fruizione dei giardini pubblici e dei cimiteri da parte dei visitatori, ecc. In buona sostanza, i prelievi fiscali legati alle imposte grosse: sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sul valore aggiunto (IVA), ecc. – e che, una volta, si diceva dovevano servire per coprire i costi dei servizi pubblici – saranno utilizzati per coprire, per lo più, i costi delle macchine amministrative comunali ed i servizi sociali. Tutto il resto dovrà essere pagato a parte con queste tasse, canoni, concessioni e tariffe dai nomi marziani.

 

Il canone per l’occupazione di aree pubbliche (COSAP) aumenta nel 2012, complessivamente, dell’ 11,5% (anche se il Consiglio Comunale aveva votato un indirizzo per un aumento non superiore del 5%). Ricordiamo che sono soggette al canone le occupazioni permanenti o temporanee di strade, piazze ed aree appartenenti al Comune (ad es. per lavori edili, scavi, dehors, aree dei mercati), ma sono soggette ad esso anche le occupazioni definite “precari edilizi”: intercapedini, bocche di lupo, griglie, ecc. (si annuncia che, per queste, dovrebbe essere possibile non pagare il canone in cambio di una manutenzione dei marciapiedi accettata dai condomini). E’ superfluo sottolineare che l’aumento di COSAP ne determinerà altri a cascata: chi la dovrà pagare, la scaricherà sul cliente (l’esercente di un bar con dehor cercherà di scaricarla sull’utente, e così via).

 

La durissima mazzolata che la Città assesta è per il canone parcheggi: l’aumento complessivo, per il 2012,è di oltre il 50%. Si può sempre sostenere che, se non lo si vuole pagare, si può andare a piedi o usare il mezzo pubblico, E quando per ragioni di lavoro od altro non si può fare a meno del parcheggio? Ne sanno qualcosa coloro che fanno l’abbonamento mensile (102 euro a tariffa ordinaria non sono una parte trascurabile del reddito). Ma ce ne rendiamo conto tutti quando le infernali macchinette ingoiano un bel po’ di monete per consentirci di lasciare l’auto nelle strisce blu. Vediamo a fine anno quanto questo balzello si è mangiato del nostro reddito, anche se magari facciamo i pagamenti di volta in volta senza pensarci troppo.

 

Anche il “caro estinto” dà una mano alle disastrate casse della Città di Torino. Le concessioni cimiteriali – ciò che si paga per disporre, all’interno del cimitero, di uno spazio per deporvi le spoglie dei propri defunti – aumentano nel 2012, complessivamente, del 464,4%.

 

A questo punto, può essere lecita una domanda: perché le amministrazioni pubbliche, pur di fare cassa, ricorrono a queste tasse occulte? La risposta è semplice. La pressione fiscale dichiarata ufficialmente non le considera; quindi chi governa (a livello nazionale o locale) può dimostrare che non calca troppo la mano, e che resta qualcosa ai cittadini per i loro consumi (ma l’eccessivo carico fiscale è una delle cause per le quali l’Italia non cresce). Queste tasse le pagano tutti, ricchi e poveri e, quasi sempre, subito. Non ha rilevanza il reddito del contribuente, come avviene per le imposte. Il cittadino paga, e se non paga viene sanzionato. Estrema comodità di tassare e incassare.

 

Inutile a dirsi che tutto ciò avviene in barba ad ogni regola sul prelievo fiscale che, in base all’ovvio principio di equità, dovrebbe tenere conto delle reali possibilità del contribuente di sopportare il prelievo. Per giustificarsi, si dice che tutte le città e tutti gli Stati fanno così; se lo fanno loro, non si capisce perché non dovremmo farlo noi.

 

Carlo Manacorda

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