Una manovra espansiva necessaria?

L’economia italiana si è di nuovo fermata, complice anche il rallentamento mondiale. L’Italia regge grazie a quel gruppo di imprese il cui fatturato è fatto in gran parte all’estero, dato che il mercato interno è fermo da anni e non è nelle condizioni di aiutare la crescita. Considerata la situazione di crescita zero si pensa di fare una cosiddetta manovra finanziaria espansiva, ovvero aumentare la spesa pubblica senza tagli e nuove tasse e non trovandosi i soldi sugli alberi, il tutto sarà finanziato a debito, scaricando sulle future generazioni altre tasse. Purtroppo, non si impara nulla dal passato neanche più recente.

Se osserviamo l’ultima manovra, quella del governo gialloverde, con quota 100 e reddito di cittadinanza si è proceduto ad un aumento della spesa pubblica a deficit, ma non sembra che l’economia si sia ripresa. Il Pil cresceva e ora è fermo. Sicuramente la situazione internazionale con il rallentamento globale e i dazi americani hanno influito, ma se fosse vero che una manovra basata sulla spesa a debito abbia qualche effetto positivo, come mai non è riuscita a bloccare la frenata del Pil? Non bisognerebbe incominciare a pensare che la spesa in deficit non sia una soluzione?

Bisogna porre l’accento sul fatto che una spesa fatta oggi in deficit significa un aumento del debito pubblico l’anno dopo, con conseguente incremento della spesa per interessi. E visto che le entrate dello stato sono le imposte e le tasse, per pagare la maggior spesa per interessi non può far altro che mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Ciò senza considerare che i debiti prima o poi bisogna pagarli e oltre a pagare gli interessi bisognerà restituire anche la quota capitale.

Gli individui sono a conoscenza di questi ragionamenti e a fronte di una manovra espansiva a debito, invece di essere spinti a consumare o investire, preferiscono risparmiare per poter pagare le future tasse.

Quando fu costretto a dimettersi Berlusconi, con la scusa di salvare i conti dell’Italia nell’ormai lontano 2011, il debito pubblico era pari a 1900 miliardi, ora è poco meno di 2500 con un incremento di quasi 600 miliardi. È evidente che negli ultimi anni non ci sia stata nessuna politica di austerità, ma piuttosto un continuo incremento della spesa pubblica nella vana speranza di far aumentare i consumi e con ciò il Pil. Se non si è in malafede è evidente che questa ricetta non ha funzionato.

Finora gli unici interventi che hanno avuto una ripercussione positiva su consumi e investimenti sono stati quelli nella direzione della detassazione come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e il superammortamento che ha stimolato gli investimenti aziendali. Se si avesse a cuore il benessere dei cittadini italiani la strada da percorrere è chiara e non passa per l’incremento della spesa pubblica.

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