Cota dimezzato: lascia la guida della Lega

Il prossimo Congresso federale imporrà l'incompatibilità e lui sta preparando il beau geste per spianare la strada al fedelissimo Simonetti. Che però non se la passa troppo bene a Biella

SIMUL STABUNT Bossi con Cota

Il passo indietro gli verrà imposto per statuto. Sarà infatti il Congresso federale, che a fine mese sancirà l’incompatibilità tra incarichi al vertice dei singoli partiti “nazionali” della Lega Nord e ruoli istituzionali di presidente di Regione, a costringere Roberto Cota a mollare la poltrona di segretario del Carroccio piemontese. Una prospettiva a lungo scongiurata dal governatore, al punto da farsi rinnovare il mandato in fretta e furia nel corso di un congresso-farsa pur di scapolare il pericolo. Inutilmente, giacché in ossequio al nuovo corso maroniano anche la Lega Nord Piemont dovrà adeguare le proprie regole interne e dare concretezza agli afflati di “rinnovamento e discontinuità” che ispirano il nuovo corso padano. Cota ne è consapevole e, a dar retta alle voci raccolte nel suo entourage, starebbe pensando di anticipare l'aut-aut rassegnando le dimissioni: un beau geste per evitare spiacevoli (e incontrollabili) contrapposizioni. Questo non significa affatto che Cota abbia intenzione di rinunciare a tenere sotto di sé il controllo del partito. Anzi.

 

Eliminata la concorrente più insidiosa, Gianna Gancia, accontentata con la presidenza del partito regionale e “vedova” di Roberto Calderoli, la cui parabola discendente la relega in posizione marginale, Cota ha in mente di pilotare il trapasso designando suo successore Roberto Simonetti, classe 1973, parlamentare e attuale presidente della Provincia di Biella. Una candidatura che lo metterebbe al riparo da possibili scherzi delle truppe di Bobo, che anche in Piemonte, seppur timidamente, hanno iniziato a organizzarsi e che vedrebbero bene alla guida del partito l’assessore Massimo Giordano o l’ex sottosegretario Michelino Davico. Agli intoppi interni, sulla strada della promozione di Simonetti potrebbero frapporsi anche ostacoli di natura politica e amministrativa. Secondo alcuni, infatti, le dissestate casse dell’amministrazione biellese assegnerebbero presto a Simonetti il poco lusinghiero primato di presidente di Provincia costretto a lasciare anzitempo la carica, ben prima che si abbatta la scure di Monti. E sarebbe una macchia imbarazzante sulla reputazione di efficienza e buon governo tanto sbandierata dal governatore.

print_icon