Troppe tasse sull'auto

Vicino alla stazione centrale di Milano esiste un albergo lussuoso con un piccolo parcheggio riservato all’ingresso. Passando mi è sembrato di scorgere solo auto tedesche. Mi sono fermato e guardando meglio ho visto anche un paio di Suv inglesi: nessuna auto italiana. Quel piccolo parcheggio riservato mi è parso emblema dei problemi italiani. Si hanno le potenzialità per fare auto di alta gamma e di essere pari ad altre economie avanzate, ma ci si dibatte in annosi problemi e sterili polemiche. Quanto sarebbe diversa l’economia italiana se in quel parcheggio ci fossero state anche auto italiane. Le stesse considerazioni sono valevoli per altri settori dell’industria nazionale.

Esaminando il settore automobilistico si potrebbe pensare che l’attuale situazione sia frutto solo di scelte imprenditoriali sbagliate, che sicuramente ci sono state, ma in realtà come per altri settori, le politiche dello stato italiano hanno avuto il loro peso significativo. In Italia per il solo fatto di possedere un’auto si è costretti a pagare una tassa, anche se rimane sempre in garage. Non solo, ma il bollo è proporzionale ai cavalli prodotti dal motore, così che un’auto più potente paga di più. A questo bisogna aggiungere il costo del passaggio di proprietà anch’esso proporzionale ai cavalli dell’auto. A ciò si aggiunge il costo esorbitante di autostrade e benzina facendo dell’auto uno dei beni più tassati in Italia, uno dei tanti bancomat dello stato italiano. E non è finita. Il governo Monti nella sua foga tassatrice ha rimesso in piedi il superbollo per le auto più potenti. Di fatto in Italia sono ben pochi quelli che si possono permettere un’auto di grossa cilindrata e non per il costo d’acquisto o di manutenzione, ma per le tasse dirette e indirette che bisogna pagare. L’Italia ha ancora un’industria automobilistica e non si sa per quanto e non sarebbe male che in quel parcheggio ci fossero anche auto italiane, ma come poteva svilupparsi un settore di alta gamma se lo stato italiano scoraggiava e continua a scoraggiare l’acquisto di auto di grossa cilindrata? La Germania esporta le sue auto, ma possiede anche un mercato interno significativo. Come si può sperare di vendere auto all’estero se non si ha un minimo di mercato interno? L’Italia produce fuoriserie e i professori riesumano il superbollo: come tagliarsi gli attributi per fare dispetto alla moglie. Stesso errore commesso nel settore delle barche con i risultati noti di perdite di posti di lavoro e di entrate fiscali. Bisognerebbe non ostacolare i settori in cui si hanno delle eccellenze. Precisiamo che non intendiamo dire che alcuni settori vanno aiutati, ma semplicemente che non debbano essere ostacolati, regola valida sempre per ogni settore. Se non ci fosse stato un accanimento fiscale sulle auto di grossa cilindrata poteva essere che l’industria automobilistica italiana invece di specializzarsi sulle utilitarie, i cui margini sono risicati, poteva sviluppare un più redditizio settore di alta gamma che poteva competere con le proposte estere. Naturalmente poteva andare diversamente, ma sicuramente l’eccesso di fisco sul bene auto non ha favorito il settore e influito sulle scelte industriali del privato. Gli operai della Ferrari hanno avuto un grosso premio di produzione, cosa impensabile per altri marchi. Un esempio di come il successo industriale è un beneficio per tutti. Mentre in Italia per “rilanciare” il settore il governo gialloverde si era inventato una nuova tassa ecologica che favoriva le motorizzazioni elettriche a scapito di quelle tradizionali, favorendo nei fatti un produttore estero di costose auto elettriche, prendendo due piccioni con una fava: aiutare i ricchi e mettere in difficoltà i produttori nazionali. Adesso non ci resta che contemplare il posteggio del grande albergo totalmente privo di auto italiane.

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