PARTECIPATE

Più poltrone alle case popolari

All'Atc di Torino, dopo la recente spartingaia delle nomine, scoprono che mancano donne da piazzare nelle società controllate. La soluzione? Moltiplicare i posti: così si accontentano i partiti e i clientes

In attesa di migliorarne i servizi, il centrodestra si appresta a moltiplicare le poltrone nell’Atc di Torino. Dopo aver tra varie vicissitudini nominato i vertici dell’Agenzia per la casa, infatti, in una riunione di maggioranza dei giorni scorsi i partiti di maggioranza in Consiglio regionale hanno iniziato a trattare anche le presidenze delle due società partecipate, Casa e Exe.Gesi.

La prima è nata nell’aprile 2016, durante la gestione precedente, dalla fusione di altre tre società in house di Atc – la G.Im, Atc Project e Getica – e si occupa di una serie di servizi legati alla gestione delle case popolari nel capoluogo e nella sua area metropolitana, dai sistemi informatici al call center, dalla contabilità generale ai contratti con i privati, dall’assistenza tecnica alla progettazione e direzione lavori di nuovi stabili. Exe.Gesi, invece, ha tra le proprie funzioni la gestione e manutenzione degli impianti energetici e degli ascensori.  

Nella passata legislatura i tre componenti del cda (il presidente Marcello Mazzù, il vice Elvi Rossi e la consigliera Noemi Gallo) per ridurre i costi e favorire un coordinamento tra le attività della capogruppo e delle due aziende a essa collegate avevano stabilito di amministrare in modo collegiale tutte e tre le società: Gallo era stata designata a capo di Casa e Rossi al vertice di Exe.Gesi, affiancati in entrambi i casi dagli altri due componenti del cda di Atc. Lo stesso schema non potrà essere replicato ora giacché tutti e tre i componenti del nuovo Consiglio sono uomini e secondo la legge le società partecipate pubbliche devono rispettare nei propri organi direttivi la rappresentanza di genere. Se Atc, infatti, si configura come ente strumentale di secondo livello, e dunque non è soggetta a tale norma, le sue due controllate, in quanto pubbliche, devono prevedere nel board almeno una donna su tre.

Il cda di Atc è composto dal presidente Emilio Bolla, indicato da Forza Italia, il leghista Fabio Tassone, suo vice, e l’ex presidente Mazzù (Pd) come semplice consigliere. Nessun esponente del gentile sesso. Che fare? Qualcuno ha suggerito la possibilità, a norma di legge, di procedere con l’individuazione di un amministratore unico per Casa ed Exe.Gesi (in questo caso la necessità di rappresentanza di genere viene meno) ma la proposta sarebbe stata respinta da Lega e Fratelli d’Italia. I due azionisti forti del centrodestra piemontese (nel caso di FdI stando ai sondaggi più che ai reali rapporti di forza a Palazzo Lascaris) già hanno mal digerito di dover lasciare la presidenza ai berluscones locali, ora vogliono controllare con propri uomini le due partecipate, reclutandoli dall’esterno. Di questo hanno parlato, soprattutto gli esponenti torinesi della maggioranza, nell’ultima riunione svoltasi nei giorni scorsi.

Per la prima volta, dunque, il consiglio di amministrazione di Atc sarà chiamato solo a formalizzare nomine stabilite dai partiti, con il rischio che alla fine della spartingaia ogni cda, anziché rispondere ai vertici della capogruppo, darà conto ai partiti che l’hanno indicato. Una ingerenza ancora maggiore rispetto a quella che i partiti già in passato hanno esercitato sulle case popolari.

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