EMERGENZA SANITARIA

Positivi al test sierologico, la Regione farà il tampone

Dopo aver contribuito, non occupandosene tempestivamente, al Far West degli esami finalmente l'assessore Icardi prepara le linee guida. Ancora insufficiente il piano per il recupero delle liste di attesa per le prestazioni sospese. Il Pd: "Troppi ritardi nella Fase 2"

Meglio tardi che mai. Dopo aver negato prima e concesso poi l’effettuazione dei test sierologici da parte dei privati, la Regione Piemonte ora prova a mettere ordine a quello che l’assessore alla Sanità Luigi Icardi, nel corso dell’audizione in quarta commissione, non ha esitato a definire un Far West.

Inascoltato dal ministro della Salute Roberto Speranza cui si era rivolto chiedendo linee guida su questo fronte, che si sta allargando giorno dopo giorno con l’aumento esponenziale di persone che si rivolgono a laboratori per verificare la presenza di anticorpi ad indicare l’essere venuto in contatto con il Coronavirus, Icardi ha deciso che sarà il suo assessorato a dettarle. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. In tale documento si prevede la regolazione dei prezzi e l’indicazione di tipologie di test compatibili con il sistema di raccolta dati regionale per lo studio epidemiologico. sarà a carico del servizio sanitario regionale il tampone per coloro che risulteranno positivi agli esami, eseguiti sempre in autonomia e a spese proprie. Dopo gli operatori della sanità pubblica toccherà anche a quelli delle strutture private che, ha spiegato Icardi, saranno anch’essi sottoposti a test: in verità, risulta che alcuni grandi gruppi si siano già organizzati in maniera autonoma, anticipando i tempi della Regione.

Sorprendente al pari quella dell’acqua calda, la scoperta di un Far West nell’ambito degli accertamenti sierologici arriva comunque anche da chi, con l’ausilio di comitati scientifici e task force varie, avrebbe dovuto metterlo in conto da subito e da subito senza rimangiarsi in fretta il divieto per i singoli cittadini, stabilire quei criteri che invece pare arriveranno tra un paio di giorni. Insomma, il Far West è stata la stessa Regione a contribuire a crearlo.

Questione non facile, quella dei test, come confermato indirettamente dall’assenza di linee guida ministeriali e conseguente scarico di responsabilità sulla Regioni. In Piemonte il quadro si è ulteriormente complicato di fronte a un numero crescente di accertamenti sierologici che mal si concilia con quello ancora non del tutto sufficiente di tamponi e, ancor di più, con la lunghezza dei tempi per le procedure. Tanto che tra i medici c’è chi, come il primario di infettivologia di Alessandria Guido Chichino, esorta i cittadini a non fare i test.

Una regolamentazione è stata chiesta, in commissione, dal Pd con Daniele Valle e Domenico Rossi. “Abbiamo avuto modo di sollecitare l’assessore ad adottare al più presto linee guida per i test sierologici e per le terapie farmacologiche. Sui sierologici da un lato dobbiamo evitare un sistema senza regole tra i diversi tipi di test, dall’altro dare delle indicazioni, anche di prezzo, a tutela dell’utenza – ricorda Valle –. Sulle terapie farmacologiche, ad esempio il Plaquenil, è necessario raccordar le informative elaborate dalla Regione con le politiche diagnostiche in atto: la tempestività con cui viene effettuato il tampone e con cui può poi incominciare il trattamento farmacologico può fare la differenza”.

Rossi ha puntato l'indice sui ritardi della Fase 2 sanitaria: "Al momento  non è previsto alcun piano straordinario per il recupero delle attività ambulatoriali e degli interventi in elezione sospesi a causa del Covid. L’assessore dice che arriverà, ma non precisa quando. Alle aziende sanitarie, intanto, è stata data indicazione soltanto di riprogrammare le circa 300mila  attività che sono state sospese per il Covid19 secondo il criterio della data di prenotazione, ma la ripresa – osserva il consigliere del Pd – non potrà che essere lenta perché si dovranno garantire  accessi contingentati, distanziamento sociale e la necessità di farsi carico ancora di diversi reparti Covid. Per ora, dunque, niente recupero, ma inevitabile allungamento delle liste d’attesa".

Icardi rivendica risultati positivi nella stipula dell’accordo integrativo con i medici di base per prestazioni domiciliari svolte sul fronte dell'emergenza, rafforzando l’attività dell’Unità speciali di continuità assistenziale, e annuncia che dopo Novara anche Torino avvierà la terapia sperimentale con il plasma. L'assessore ha comunicato che è stata prevista una gara per acquistare tamponi e reagenti anche all’estero, in maniera tale da assicurare una disponibilità di circa 180mila test.

Acqua sul fuoco da parte di Icardi sulle polemiche e i dubbi attorno all’ospedale di Verduno e ai collaudi mancanti. L’assessore assicura verifiche, ma liquida come ordinari i contenziosi su alcuni pagamenti per la struttura aperta in tutta fretta, dopo decenni di ritardi, per adibirla a Covid Hospital, destinazione ormai superata con la scelta di destinare l’ospedale di Alba a quella specializzazione. Confermata, almeno fino a oltre luglio, il mantenimento in funzione delle ex Ogr, struttura che nei programmi della task force guidata da Giovanni Monchiero sarebbe destinata a coprire almeno la gran parte delle eventuali esigenze per Torino in caso di una seconda ondata del virus.

In commissione si è parlato anche di quello che è stato forse il buco nero più grave e tragico dell’epidemia, le case di riposo. Icardi ha confermato il blocco dei ricoveri in assenza di tampone negativo e quarantena, così come ha pure ventilato l’ipotesi di pagare le Rsa vuote come se fossero occupate da ospiti, ma in questo caso occorre la copertura nazionale. Copertura assai precaria quella che, invece, sempre Icardi ha cercato di mettersi addosso e addosso alla Regione di fronte all’ingresso di pazienti Covid nelle Rsa. Se ci sono stati, “sono avvenuti contro la volontà dell’organo politico”, ha detto. Insomma a sua insaputa o contro il suo volere. Dichiarazioni che se da un lato stridono con l’ormai famosa doppia delibera, una delle quali prevedeva proprio l’accesso di pazienti Covid nelle Rsa, non di meno pongono un serio problema di controllo su cosa avviene nelle strutture per anziani. Controllo in capo alla Regione pur attraverso le Asl e le commissioni di vigilanza. Quelle che secondo una risposta data dal presidente del comitato scientifico Roberto Testi, interverrebbero una volta l’anno per verifiche gestionali. Salvo poi averle messe all’opera quando si è scoperto cosa stava succedendo nelle case di riposo.

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