LA SACRA RUOTA

Rimettere in moto l'auto, unica strada per la ripresa

Il mercato è crollato ai minimi storici e presto a soffrire saranno non solo i costruttori ma la filiera dei fornitori e l'occupazione. In bilico 30mila posti di lavoro. I deputati Porchietto e Giacometto strigliano il Governo: "Urgente un pacchetto di misure ad hoc"

Se si ferma l’auto si inchioda gran parte della nostra produzione industriale. I dati diffusi ieri dall’associazione costruttori europei (Acea) sono a dir poco preoccupanti e le conseguenze sull’intero comparto dell’automotive e le ricadute occupazionali si annunciano drammatiche. Tutti i mercati registrano una flessione, ma l’Italia registra il calo più pesante, -97,6% . Fiat Chrysler Automobiles ha immatricolato in aprile, in Unione Europea più nazioni Efta e Regno Unito,10.952 vetture, con un calo dell’87,7% rispetto allo stesso mese del 2019. La quota è del 3,7% a fronte del 6,6%. Sono invece quasi 181.500 le auto vendute nei quattro mesi, il 48% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso, pari a una quota del 5,4% (era 6,3%).

Un quadro che dovrebbe impegnare governo e istituzioni a mettere in campo interventi straordinari. «Abbiamo sentito il grido di allarme delle associazioni di categoria che hanno denunciato la condizione di stop totale alle filiere come un caso sostanzialmente unico in Europa, il che ha generato e genera rischi relativi a perdite di importanti commesse», spiegano i deputati di Forza Italia, Carlo Giacometto e Claudia Porchietto. «Abbiamo visto le proiezioni, che ci parlano di un rischio di perdita di 30.000 posti di lavoro (dati Unrae). Tutto questo – aggiungono – non è stato ritenuto sufficiente dal Governo per inserire un provvedimento che sia uno a favore del settore automotive. Avevamo proposto: detrazione Iva per flotte aziendali come nel resto d’Europa, bonus rottamazione anche per la sostituzione dei veicoli meno recenti con auto ad alimentazione benzina o diesel di ultima generazione, incentivi all'acquisto tramite esenzione triennale o quinquennale dal bollo auto ed eliminazione dell’imposta provinciale. Serve, con un urgenza, un vero e proprio “pacchetto-auto”, fatto da azioni semplici, attuabili e che darebbero un certo impulso ad un mercato ormai ridotto ai minimi termini. Dopo giorni di attesa ci sono arrivate 541 pagine di Decreto Rilancio, ma neanche una riga di interventi per un settore così strategico per il nostro Paese. Una scelta tanto miope quanto pericolosa. Raccogliamo, pertanto, l’appello promosso da Federauto, trasformando in emendamenti le nostre proposte», concludono.

«Le prospettive per i prossimi mesi restano cupe – conferma Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Pormotor –. E ciò per il fatto che il Decreto Rilancio ha completamente ignorato l’esigenza, avvertita ovunque in Europa, di rilanciare la domanda di auto con incentivi alla rottamazione che prevedano pure l’acquisto di vetture nuove di ultima generazione con alimentazione tradizionale». Una omissione oltretutto miope: «Mentre emerge ovunque con chiarezza che l’automobile è il mezzo di trasporto più sicuro per evitare il contagio da coronavirus – osserva Quagliano – nel nostro Paese si assiste a una gara tra amministrazioni pubbliche per introdurre imitazioni alla circolazione di auto con disprezzo dell’esigenza prioritaria di salvaguardare la salute pubblica». Si vedano le ultime decisioni assunte dall’amministrazione grillina di Torino. Posizione condivisa dal presidente di Anfia Paolo Scudieri per il quale «occorre un robusto piano di rilancio coordinato del settore automotive, in primis agendo con interventi di sostegno al mercato e per il rinnovo del parco, per riattivare le attività produttive e mantenere l’occupazione, con l'intento di stimolare la ripresa dell’economia in generale e proseguire sulla strada degli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione dell’impatto ambientale della mobilità».

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