Commissari a sinistra?

“Fratelli miei, non ci avete vinti, siamo ancora liberi di solcare i mari..”, così ha scritto su Facebook il segretario provinciale di SeL Torino Michele Curto dopo aver superato le forche caudine di una votazione al Federale tesa a tentare di scalzarlo dal ruolo.

 

Ma Curto sarà davvero libero di solcare i mari o verrà fermato sulla battigia di Loano? Ad una prima sommaria lettura sembrerebbe il classico caso in cui perdono tutti: le minoranza interne (Robotti-Grimaldi), la minoranza della maggioranza (Cerutti) e la maggioranza della maggioranza (Curto stesso).  E’ per una simile situazione di impasse non vi è che una soluzione: il “commissario” politico che viene da fuori. Forse solo in questo modo dentro SeL potrebbero calmarsi gli animi in attesa delle agognate elezione politiche che potrebbero traghettare a Roma qualche nuovo deputato e liberare posti. Dal nazionale ci stanno pensando e non è escluso che presto si arrivi a questa soluzione.

 

Nella sinistra torinese il commissario è di moda: nell’Idv sia a livello provinciale che regionale è stato invocato e sperimentato, in Rifondazione il segretario/commissario viene da Bergamo. Pare congenita la tendenza della sinistra a micro frantumarsi in correnti e a non trovare una governabilità interna.

 

E chi proprio non ce la fa più approda al Pd, dove litigano sì, ma in un contesto più grande e organizzato. Così avrà pensato Antonio Ferrentino, consigliere provinciale ex SeL, in entrata verso i democratici con una pattuglia di ex diesse.

 

Ferrentino dimostra, anche questa volta, di avere un grande difetto: non sapere leggere i tempi della politica. Annunciare l’ingresso nel Pd nella settimana in cui i francesi sollevano dubbi e perplessità sulla Tav (argomento sul quale la sue posizioni pseudo-favorevoli erano inconciliabili con quelle di Vendola-Curto) e i piddini si spaccano sul matrimonio gay (i diritti civili sono sempre stati la battaglia di Sel) è come decidere di provare a solcare i mari in giorno di calma piatta.

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