DISCORDIA ISTITUZIONALE

"Prima i piemontesi", non per legge

Il Governo impugna alla Consulta una norma della Regione che introduce vantaggi in appalti e concessioni a imprese che utilizzano manodopera o personale del territorio. "Incostituzionale poiché viola principi di libera concorrenza e par condicio"

Prima i piemontesi può essere uno slogan più o meno efficace, ma non una legge. Il provvedimento della Regione che premia nelle gare d’appalto le imprese che “si impegnano a utilizzare, in misura prevalente, manodopera o personale a livello regionale” è stato impugnato dal Governo davanti alla Corte Costituzionale. È l’articolo 75 del Collegato alla finanziaria, approvato lo scorso luglio, a essere finito nel mirino dell’esecutivo, come comunicato questa mattina in apertura di seduta dal presidente di Palazzo Lascaris, Stefano Allasia.

Secondo quanto riportato dal ministero per gli Affari Regionali, la legge «si pone in contrasto con i principi fondamentali (…) a tutela della libera concorrenza, di non discriminazione e par condicio, e valevoli per qualsivoglia procedura di scelta del contraente, per gli appalti e per le concessioni di beni e servizi, sopra e sotto soglia». Inoltre «privilegiando attraverso criteri premiali di valutazione gli operatori economici che si impegnano a utilizzare, in misura prevalente, manodopera o personale di un dato territorio (quello regionale), a scapito di manodopera o personale di altro territorio, la norma regionale in esame viola il principio di parità di trattamento (detto anche “di non discriminazione”), che si ricava dagli articoli 49 e successivi del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea». Secondo il ministero, «la Corte Costituzionale ha già avuto occasione di affermare che “discriminare le imprese sulla base di un elemento di localizzazione territoriale” contrasta con il principio di eguaglianza, nonché con il principio in base al quale la regione “non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le regioni” e “non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro”».

Non è la prima volta che le disposizioni della giunta di Alberto Cirio finiscono davanti alla Corte Costituzionale. Era già successo con il Riparti Piemonte, impugnato dal Governo nel luglio scorso,  costringendo la Regione a rivedere molti degli articoli contestati (ben uno su cinque). Non è tutto. A luglio era andato in scena il tira e molla sul cosiddetto Bonus Covid, il premio in busta paga previsto dalla Regione per gli operatori sanitari che avevano prestato servizio nel periodo dell’emergenza sanitaria. In un primo tempo la Ragioneria dello Stato aveva bloccato il provvedimento che integrava lo stanziamento del Governo, successivamente, con la mediazione del ministro della Sanità Roberto Speranza, è arrivato il semaforo verde.

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