In Valsusa torna la violenza No Tav

Alcune centinaia di manifestanti hanno preso d’assalto il cantiere. Petardi, bombe carta e lancio di bulloni. Ferito il capo della Digos Petronzi. Esposito (Pd): “Smantellare il campeggio”

Intorno alle 22 un gruppo di No Tav, circa 400 appartenenti all’area antagonista in gran parte proveniente dai centri sociali di Torino, ha attaccato le recinzioni del cantiere della Tav a Chiomonte in Valsusa. Gli attivisti hanno cercato di aprire varchi nelle reti con grosse cesoie e di ribaltare le pareti di calcestruzzo. Si sono verificati scontri con le forze dell’ordine, accompagnati dal lancio di petardi, bombe carta e bulloni da parte dei manifestanti contro la polizia schierata a protezione del cantiere.

Si è reso necessario - fa sapere la polizia – l’uso dissuasivo di idranti e di lacrimogeni per contenere gli attacchi degli attivisti No-Tav. Si tratta di alcune centinaia di persone che si sono riunite intorno alle 21 davanti alle reti in regione Gravella. Molti di loro sono travisati e muniti di maschere antigas e scudi di lamiera. In coda vi è un gruppo compatto di 60 antagonisti vestiti di nero incappucciati e con scudi di plexigas. Negli scontri è rimasto gravemente ferito il capo della Digos Giuseppe Petronzi, colpito da una bomba carta e trasportato in stato di incoscienza all’ospedale. Altri sette agenti hanno riportato bruciature e traumi.

 

Sui fatti interviene tempestivamente Stefano Esposito (Pd), voce pressoché solitaria  nel lanciare, nei giorni scorsi, l'allarme: «L'ennesimo attacco dimostra che le mie denunce, inascoltate, di questo ultimo mese erano purtroppo fondate. I teppisti dei centri sociali italiani questa sera si sono dati appuntamento per un attacco violentissimo contro le forze dell’ordine. Questa situazione non è più tollerabile. Chiedo al ministro Cancellieri di ordinare l’immediato sgombero del campeggio di Chiomonte e di autorizzare la polizia ad intervenire con durezza contro questi teppisti. Rivolgo la mia più sentita solidarietà al capo della Digos Petronzi».

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