Fassino vede nero: “Governo cieco”

Il primo cittadino di Torino torna a polemizzare contro il patto di stabilità e i tagli dello Stato. Sfila a Roma con gli altri sindaci, ma da un anno mai un accenno a chi gli ha lasciato solo debiti

A gennaio era “stupido”, con l’estate è diventato “cieco”. Il sindaco di Torino Piero Fassino torna a scagliarsi contro il patto di stabilità, sempre più odiato ma allo stesso tempo al centro di ogni suo pensiero, come una donna sfuggevole, che non si concede facilmente. In mattinata i sindaci di tutta Italia hanno sfilato a Roma per manifestare contro la spending review e poi una delegazione di essi, tra cui Fassino stesso, sono stati ricevuti dal presidente del Senato Renato Schifani. Curioso che questa manifestazione avvenga proprio il giorno seguente alla spaccatura in seno alla maggioranza sulla delibera di dismissione di Trm, passaggio fondamentale per rientrare all’interno del famigerato patto.  

 

«Da troppi anni si chiede molto a Comuni, Province e Regioni e molto meno alle amministrazioni centrali dello Stato» è l’accusa del primo cittadino torinese, che aggiunge: «Tutti i giorni ci troviamo a dover far quadrare i conti per via di un patto di stabilità cieco che non mette gli enti locali in condizione di poter lavorare efficacemente». L’obiettivo del Lungo continua a essere Roma “spilorciona”, sempre pronta a tagliare sui trasferimenti verso gli enti locali. Mai, da quando si è insediato, ha puntato il dito contro chi l’ha preceduto, l’artefice principale del nuovo volto di Torino, ma allo stesso tempo protagonista del dissesto dei conti cittadini. Dopotutto si tratta pur sempre di un compagno.

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