Sindaco, la politica o le primarie?

C’è poco da fare. Il dio primarie continua a correre. E anche velocemente. Dopo la sbornia nuovista di alcuni anni fa quando si individuava nelle primarie il dogma infallibile che avrebbe sciolto tutti i nodi e risolto d’incanto tutti i problemi politici che, di volta in volta, si affacciavano all’orizzonte, si è ripiombati di nuovo in quel pantano. Per uscire di metafora, la selezione della classe dirigente politica ed amministrativa nel centro sinistra, o meglio nel Pd, è di nuovo nelle mani dei regolamenti, dello statuto, dei codicilli e quindi nell’uso delle primarie. Per carità, nulla in contrario rispetto a questo strumento burocratico/protocollare che ormai da molti anni domina in modo incontrastato la politica nelle forze della sinistra democratica. Uno strumento che, va pur detto prima o poi, ha permesso ai gruppi dirigenti di turno del partito di lavarsi pilatescamente le mani di fronte alla molteplicità di candidature che, puntualmente e comprensibilmente, si presentano ogni qualvolta ci sono le elezioni. Di qualunque natura siano.

Ora, è inutile fare confronti con un passato che non è più replicabile e, soprattutto, che non è più riproponibile. Ma è indubbio che i gruppi dirigenti dei partiti di massa del passato – certo, erano partiti e non banali cartelli elettorali o partiti del capo o del guru – si assumevano anche la responsabilità di scegliere, democraticamente, la classe dirigente politica ed amministrativa. È ovvio che, ad un certo punto della discussione, occorre mettere in campo coraggio, determinazione e decisione. Ma queste caratteristiche potevano essere messe in campo se erano accompagnate anche e soprattutto dall’autorevolezza dei vari gruppi dirigenti. Che venivano riconosciuti dalla base e dai quadri intermedi senza doverlo ostentare quotidianamente o a giorni alterni.

Ecco perché, anche se la perdurante e drammatica pandemia distoglie sempre più l’attenzione della pubblica opinione dai temi politici ed elettorali, è indubbio che in vista della selezione della classe dirigente per le comunali della prossima primavera, la politica non può non ritornare protagonista. Ma non solo per dar vita a gruppi di lavoro che definiscono i meccanismi per celebrare le primarie nel miglior modo possibile. No, la politica può e deve ritornare protagonista – e quindi i partiti, almeno per quel che resta di loro, e dei rispettivi gruppi dirigenti – attorno ad un aspetto che da sempre la caratterizza. E cioè, la selezione della classe dirigente che non può sempre e solo essere in balia della casualità o dell’improvvisazione o, peggio ancora, delle regole disciplinate dall’ideologia nuovista.

E la vicenda del Comune di Torino, come e ancor più per quello di Roma, sarà proprio l’occasione per verificare concretamente il ritorno, o meno, della politica e dei suoi gruppi dirigenti. L’alternativa già la conosciamo. Primarie, polemiche sull’afflusso, dubbi sui partecipanti e sulle varie ed instancabili “truppe cammellate” dei vari candidati e via discorrendo. Cioè una decisione che permetterebbe, ancora una volta, alla politica di non decidere. Saranno, pertanto, solo i fatti concreti a sciogliere questo nodo. Il resto appartiene al mondo delle chiacchiere.

print_icon