Cui prodest?

Una grande congiura si è abbattuta in Occidente. Una cospirazione globale condiziona le nostre esistenze e quest’anno, grazie al propagarsi del Covid19, si è infine svelata. Si tratta di un agire subdolo, insidioso, viscido, ma decisamente efficace per inserire tarli all’interno delle menti umane, e capace di distruggere ogni libero pensiero.

Il 30 ottobre scorso, i negazionisti hanno organizzato numerosi blitz nei paraggi dei Pronto Soccorso di alcuni grandi ospedali del nostro Paese. Ispirati da una probabile regia comune, parte di un’azione preordinata, gli improvvisati “reporter” hanno filmato (certificando la data delle immagini tramite scontrini commerciali o prime pagine dei quotidiani) la situazione degli accessi ai reparti di urgenza: l’obiettivo era quello di evidenziare sia l’assenza di pazienti che di ambulanze.

Secondo i protagonisti dell’assurdo gesto tutto testimonierebbe la totale assenza di arrivi, di degenti e di qualsiasi epidemia virale in corso. Chiunque conosca la reale pressione a cui è sottoposto il nostro sistema sanitario non ha dato alcuna autorevolezza al video, ma il popolo del web è caduto invece nella trappola mediatica.

Nel solo mese di ottobre molti infermieri dei reparti di rianimazione hanno accumulato circa 80 ore di lavoro straordinario, mentre i medici hanno ritmi serrati a tal punto da non poter godere del turno di riposo. Nel caso tutto fosse davvero un’invenzione, come si potrebbe spiegare l’enorme sacrificio economico collettivo, e per qual motivo sarebbe stata progettata la trasformazione di sedi fieristiche in ricoveri per malati di Covid (Torino Esposizioni sarà presto una struttura destinata ai degenti positivi al virus).

Il 26 ottobre, quattro giorni pima della pubblicazione dei video negazionisti, Torino è stata letteralmente devastata da gruppi di manifestanti contrari all’instaurazione del “coprifuoco”, decretato dalla giunta regionale. I tafferugli sono stati provocati da gruppi di persone ben organizzate e capeggiate a livello militare. Verso le 22,30 il centro storico del capoluogo subalpino era letteralmente isolato: una terrificante serie di barricate roventi, realizzate incendiando cassonetti della raccolta rifiuti e autovetture, chiudeva tutte le vie di accesso al cuore della città. Un reticolo di barriere create magistralmente, perfetto per bloccare la viabilità in zona Ztl. Le vetrine abbattute hanno voluto evidenziare invece la non sicurezza metropolitana e contemporaneamente l’impotenza delle Istituzioni: un avviso destinato al governo.

Chi malauguratamente ha assistito alla nottata segnata dagli incidenti narra di strani individui che si aggiravano tra i gruppi in azione, con l’apparente scopo di connettere le varie azioni distruttive sul territorio. Insomma, quanto avvenuto all’inizio della settimana scorsa in molti capoluoghi della penisola sembra unito da un filo, ma non di colore rosso, bensì nero.

Il crescente livello di povertà in cui vive buona parte della popolazione dovrebbe preoccupare i poteri dello Stato e quelli locali. Un disagio economico che si unisce a quello psicologico, determinato da un futuro sempre più incerto, e dalle serie prospettive di un replay di quanto avvenuto a marzo scorso. Il clima di tensione crescente sembra strumentale a far salire repentinamente lo stato febbrile della nostra società, la quale non è interessata ad affrontare la tragedia in cui versa il sistema sanitario (magari indagando sulle ragioni e le responsabilità di chi lo ha disarmato nei decenni), ma al contrario si mostra solamente desiderosa di gridare la propria sterile rabbia (senza più contenerne gli impulsi più violenti).

Un popolo che tace innanzi a Regioni che non hanno speso neppure un centesimo dei 5 miliardi trasferiti dal governo per la Sanità (il Piemonte non ha impegnato nulla dello stanziamento), ma che al contrario si infiamma davanti all’obbligatorietà della mascherina.

In quasi tutti i Paesi dell’Occidente esistono organizzazioni molto vivaci, che si muovono abilmente nell’universo dei social, lavorando indefessamente per destabilizzare il sistema. Un’opera implacabile (abbiamo già parlato di QAnon pro Trump negli Usa) realizzata tramite una costante fabbricazione di notizie false, accompagnate da una retorica basata sulla stimolazione di rabbia e odio. L’ondata conseguente di solito si abbatte sul sistema pubblico, sugli ospedali nel nostro caso, sul welfare e sulla collettività, ma non sul potere quando è in mano alla Destra non liberale. Un gioco prettamente politico che (mai come oggi) ricade sulla pelle dei cittadini.

Insomma, a chi giova tutto questo. Occorre sempre chiedersi chi conseguirà un vantaggio dalla crescente ondata di rabbia, e chi potrà incassare una vittoria nel caso di un’esplosione sociale emotiva e incontenibile.

I romani sempre si chiedevano: “cui prodest scelus, is fecit”, ossia “Il delitto lo ha commesso colui al quale esso giova”. A chi giova la produzione di video con cui si mette in dubbio l’epidemia, a chi giova il caos creato la sera in cui è stato varato il “coprifuoco” dalle 23. Non giova ai commercianti e neppure alla popolazione in difficoltà. In compenso si sposta l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri problemi che hanno causato l’emergenza, dalle mancanze, dalle responsabilità e dalla necessaria rivendicazione di giustizia sociale per tutti.

Per cui chiediamocelo anche noi: cui prodest scelus, is fecit?

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