Smog: Uncem, basta mettere in croce la politica

"Che la politica sia messa in croce e che le istituzioni vengano messe in scacco in sede giudiziaria per non aver fatto abbastanza o non aver fatto il giusto, il meglio, il più possibile, non lo troviamo opportuno. Uncem non concepisce come i vertici della Regione Piemonte e del Comune di Torino possano essere bersaglio di indagini per reati ambientali che siamo convinti non hanno commesso". Lo affermano, in una nota, Roberto Colombero e Marco Bussone, rispettivamente presidente Uncem Piemonte e presidente nazionale Uncem, commentando l'indagine per inquinamento ambientale che vede indagati i vertici del Comune di Torino e della Regione Piemonte. "Uncem è solidale con Cirio, Marnati, Chiamparino, Fassino e i loro colleghi oggi indagati", aggiungono ricordando che l'Unione nazionale comuni ed enti montani "è membro della Conferenza regionale dell'Ambiente nella quale le decisioni sono sempre state prese in piena condivisione, superando steccati, perplessità, talvolta divisioni, anche nate da diverse visioni e approcci politici. Uncem conosce bene quanto di importante è stato fatto negli ultimi anni in quella sede. Tutti gli Amministratori pubblici agiscono per il bene dei loro cittadini. E compiono delle scelte in base ai mezzi e alle opportunità che hanno in quel momento, nel perimetro di cornici normative precise. Dare in testa alla politica è uno sport che consideriamo consegnato al passato - sottolineano Colombero e Bussone -. Uno sport non certo glorioso, che oggi non crediamo possa andare di moda. Chi vuole fare meglio, chi chiede di più, chi ha le soluzioni, tutte e subito, anche su un problema complesso e articolato come quello ambientale, relativo a inquinamento e salute pubblica, in una democrazia può scendere in campo alle prossime elezioni. Se eletto, potrà fare e fare meglio. Oppure può condividere le soluzioni, già oggi, con i rappresentanti democraticamente eletti. Ricorrere alle vie giudiziarie contro questo o quello, contro il 'non aver fatto' o il 'non aver fatto abbastanza', per dolo o per colpa, non ci pare rientri in uno quadro istituzionale e civico positivo per il Paese e per la stessa democrazia".

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