DIRITTI & ROVESCI

Moussa sconosciuto a Torino,
"Cpr disumani, vanno chiusi"

Dopo il suicidio del giovane Mousse, vittima di un'aggressione prima del trasferimento nel centro, la politica si mobilita. Sopralluogo dei consiglieri regionali Grimaldi (Luv) e Rossi (Pd). E il deputato Giorgis presenta un'interrogazione alla Camera

“Un luogo come questo non è in grado di gestire la sofferenza, ma la fa esplodere, a maggior ragione per chi viene da una storia di vulnerabilità. La detenzione amministrativa è una profonda ingiustizia e chi la subisce lo avverte. Pensate a cosa significa per chi è stato anche vittima di una violenza”. È quanto affermano i consiglieri regionali Marco Grimaldi (Luv) e Domenico Rossi (Pd), al termine del sopralluogo effettuato questa mattina al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino dopo la morte di Moussa Balde, cittadino guineano di appena 23 anni, suicidatosi lo scorso 23 maggio impiccandosi con un lenzuolo.

A quanto risulta, da gennaio a oggi sono passate dal centro 1.070 persone di più di 50 diverse nazionalità, di cui un quarto provenienti da precedenti esperienze in carcere. La capienza è diminuita da 160 a 112 posti, di cui a oggi ne sono occupati 105. Il Decreto Salvini del 2018 ha ridotto drasticamente i servizi e il rapporto fra i detenuti e gli operatori: 16 ore settimanali di assistenza psicologica per 100 persone, altrettante di assistenza legale, 5 ore al giorno di presenza medica (integrata da un protocollo della struttura con l’ordine dei medici), 36 ore settimanali di mediazione culturale, 24 di direzione; gli operatori diurni sono 4, solo due quelli notturni.”Noi pensiamo che queste strutture vadano chiuse, ma finché resteranno aperte lo Stato deve disporre le risorse per garantire la tutela dei diritti fondamentali e la dignità delle persone – proseguono i consiglieri – e non si può accettare che esistano luoghi così separati dal contesto esterno, da cui le persone escono e si trovano in uno stato di totale abbandono anche se vivono una condizione di fragilità”.

Nelle due ore e mezza di sopralluogo i consiglieri hanno ascoltato gli operatori, i funzionari della Prefettura e le storie di alcuni detenuti. “Abbiamo sentito la voce di chi, con un regolare contratto, si trova qui perché gli è scaduto il permesso di soggiorno, di chi ci è finito perché ha attraversato il confine dalla Francia per salutare la fidanzata, di chi vi si trova dopo aver scontato una lunga pena in carcere senza essere stato identificato, di chi vive in Italia da anni e ha figli nati qui che nemmeno parlano la lingua del paese di provenienza, di chi appena compiuti 18 anni, è uscito dalla comunità per finire al Cpr”.

“Sulla vicenda di Moussa abbiamo appreso qualcosa che, se confermato, sarebbe molto grave: al momento del suo arrivo al Cpr e probabilmente fino alla fine, chi aveva in custodia il ragazzo non è stato messo a conoscenza né dalla Questura di Imperia né dall’Asl dell’aggressione che aveva subito e ne aveva determinato il ricovero. Com’è possibile che tra istituzioni si perda un’informazione così importante e la vittima di una violenza a Ventimiglia diventi uno sconosciuto quando mette piede nel Cpr di Torino?”. “Abbiamo anche appreso che negli ospedaletti, la struttura di isolamento dove si trovava Moussa, continuano a non esserci dispositivi di videosorveglianza” aggiunge Grimaldi, che già due anni fa aveva denunciato la condizione degli ospedaletti dopo la morte di Hossain Faisal e che per ottenere il permesso per questo sopralluogo ha dovuto attendere una settimana. “Dopo la mia denuncia di allora sono stati installati dei pulsanti di allarme, peccato che, purtroppo, chi vuole togliersi la vita non schiaccerà quel bottone”.

Un sopralluogo è stato effettuato nel pomeriggio anche dai parlamentari del Pd Andrea Giorgis, già sottosegretario alla Giustizia che nello scorso governo si occupò di carceri, e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando assieme alla garante dei detenuti di Torino Monica Cristina Gallo e Michele Miravalle, coordinatore nazionale dell'Osservatorio sulle condizioni detentive di Antigone. Giorgis ha anche presentato una interrogazione alla Camera per chiedere se “Moussa Balde sia stato trattenuto con modalità adeguate alla sua specifica situazione di fragilità e, in particolare, siano state adottate tutte le misure atte a scongiurare il suicidio; se sia stata rispettata la normativa a tutela del fondamentale diritto alla salute che la nostra costituzione e le carte internazionali dei diritti riconoscono a ogni persona indipendentemente dal suo status giuridico di cittadino; e se ritenga l’attuale normativa adeguata a garantire la tutela delle vittime di reati non in possesso dei documenti amministrativi attestanti la regolarità del soggiorno”.

Nei giorni scorsi anche il vescovo Cesare Nosiglia aveva lanciato un appello alla chiusura di questi centri “Non conosco il Cpr – sono state le sue parole – ma mi pare che questa realtà sia del tutto separata dalla città. All’interno molti gridano forte il loro dolore, altri si rassegnano. Si può capire perché un giovane di 23 anni si è tolto la vita”.

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