5 stelle in Tv. Coi soldi pubblici

Anche in Piemonte i grillini mettono mano al portafoglio. Accordo con una società che produce format per emittenti locali: 100 passaggi per 10 mila euro. Tutto in regola?

STARLETTE Davide Bono

Da Bologna a Torino. Altro che “non andate in tv” come aveva intimato il santone Beppe Grillo ai suoi adepti. In barba al loro guru i grillini del Movimento 5 Stelle addirittura pagano, pur di apparire sul piccolo schermo domestico. Alcune settimane orsono era toccato al consigliere regionale emiliano Giovanni Favia finire nell’occhio del ciclone, quando la stampa svelò un sistema particolarmente diffuso tra i consiglieri regionali dell'Emilia Romagna: ospitate in trasmissioni e talk-show previa corresponsione  di un adeguato conquibus. E il Piemonte, in questo caso, non fa eccezione almeno per quanto riguarda gli esponenti grillini, come testimoniato da un dibattito consumatosi sul loro portale internet. E’ giusto o è sbagliato? Siete favorevoli o no a questa operazione? Tra i militanti serpeggia un po’ di scetticismo, ma alla fine il “poll” si chiude positivamente e il capogruppo Davide Bono può esultare: «Questa mattina abbiamo firmato il contratto che ci permetterà di dire la nostra con qualche passaggio in più». Sborsando una parte dell'odiato denaro pubblico.

 

 

Era la fine di luglio dello scorso anno e infatti per tutta la stagione politica 2011/2012 i 5 Stelle nostrani hanno imperversato nelle tv locali, cercando in ogni modo di diffondere il verbo del comico genovese. Le condizioni prevedono 100 passaggi al costo di10 mila euro: in fondo, un prezzo stracciato, soprattutto per i gruppi regionali che hanno a disposizione somme ben più consistenti. Sono, evidentemente, lontani i tempi in cui il Movimento 5 Stelle si scagliava contro i giornalisti in uno dei “Vaffa Day” promossi da Grillo. Il cronista o conduttore o produttore di format è ben accetto, anche se in questo caso si tratta sempre della stessa persona, ovvero Raffaele Minervini, titolare della società Bouquet Tv, che peraltro offre il servizio a partiti e politici di tutto l'arco costituzionale. Persino la capogruppo di Sel Monica Cerutti ha messo mano al portafoglio pur di apparire in qualche imperdibile programma. E pazienza se talvolta ci si ritrova a parlare di cardo gobbo e peperoni di Carmagnola.

 

Massima trasparenza da parte dei 5 Stelle, sostiene il portale d’ispirazione grillina Bojafauss: pubblicano persino gli estremi dell’accordo con Bouquet Tv. Restano, però, seri dubbi legati alla trasparenza nei confronti dei telespettatori: lo sanno che quelle ospitate sono a pagamento? E che a pagamento sono anche i sorrisi accondiscendenti del conduttore di fronte alle affermazioni degli interlocutori, e le domande di comodo? E ancora: cosa ne pensa il Corecom, l’ente per la Comunicazione della Regione Piemonte? E, qualora si destasse dal torpore, l'Ordine dei giornalisti?  E dire che, quando il caso è scoppiato in Emilia Romagna, si è mobilitato addirittura il presidente nazionale dell’ordine, Enzo Iacopino che attaccò a testa bassa il malcostume: «Mi vergogno per quel che leggo. In Emilia ci sono consiglieri regionali che pagano per essere intervistati dalle tv. E giornalisti che ammettono di prendere il danaro. È informazione, questa? Non credo». Neppure noi.

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