“Contro Renzi gli apparatchik Pd”
10:24 Giovedì 06 Settembre 2012Per Gariglio al sindaco di Firenze viene riservato lo stesso trattamento da lui subito alle primarie torinesi dell’anno scorso. Il partito è mummificato in un patto tra maggiorenti
“Credo che questo martellamento contro la candidatura di Renzi faccia male soprattutto al Partito Democratico che inserisce sé stesso nella sterilità di un dibattito fatto di antagonismi e non di idee”. Sollecitato da militanti ed elettore a esprimersi sulla candidatura del sindaco di Firenze alla premiership del centrosinistra, a Davide Gariglio «sembra di rivivere le primarie torinesi dell’anno scorso, quando l’intera nomenclatura Pd mi si schierò contro senza risparmio di mezzi (fu una delle poche occasioni in cui lo stesso Renzi non disse nulla)». Oggi come allora, sostiene l’ex sfidante di Fassino, il Pd si mostra prigioniera di un establishment il cui obiettivo primario è difendere e perpetuare se stesso.
«Sarà che la classe dirigente nazionale è preoccupata che il proprio ruolo nella prossima legislatura e nel prossimo governo possa essere insidiato da nuovi equilibri? – si domanda nel post su facebook -. Ad oggi vedo improbabile la vittoria di Renzi su Bersani, ma il sindaco di Firenze si sta ritagliando uno spazio politico di leader democratico alternativo al sistema attuale che diminuirà inevitabilmente le rendite di posizioni altrui, specie di coloro che provengono dal campo moderato. Solo rispettando il ruolo che sta assumendo e la sua forza comunicativa, possiamo aprire una discussione in merito ai contenuti delle sue proposte su cui possiamo essere più o meno concordi».
Per Gariglio è necessario uscire da questa «campagna lacerante che ancora una volta dà l’idea di un partito diviso e vecchio». Il Pd non deve essere un «partito mummificato in un patto tra maggiorenti che si autogarantiscono, dove Tizio fa il segretario, Caio il premier e Sempronio il presidente della Camera. Oggi i giornali danno del vertice Pd un quadro che mi ha fatto ricordare i vecchi caminetti dei partiti della Prima Repubblica». E neppure le nuove leve sono immuni da questa tabe. «Menzione a parte merita la vicenda dei “giovani turchi", cioè quei quarantenni cooptati da Bersani nella segreteria nazionale e che oggi sostengono il segretario alla primarie, ma chiedono un deciso rinnovamento della delegazione Pd in un futuro governo. Sostanzialmente sono stati cooptati al vertice del Pd, ora vogliono essere cooptati in Parlamento e poi, forti di questo doppio risultato, invocano il rinnovamento altrui».
L’unica via di uscita che Gariglio intravvede è quella di restituire lo scettro agli elettori, reintroducendo il voto di preferenza. «La soluzione è nella legge elettorale: basta con questa contrarietà alle preferenze, candidiamo “giovani” e “non giovani” e siano i cittadini a scegliere. Per anni abbiamo accusato Berlusconi di aver sottratto ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari e oggi siamo proprio noi che ci avviluppiamo in ogni ragionamento che possa bloccare la possibilità per un cittadino di scegliere non solo il partito ma anche, all'interno di esso, il candidato ritenuto migliore». Altrimenti, conclude Gariglio, il destino del Pd è irrimediabilmente segnato: «Se non si supera questa logica, il problema non sarà certo Renzi, ma sarà il grosso rischio di perdere anche le prossime elezioni. Già nel 1992 i Progressisti erano sicuri di vincere, ma sappiamo com'è andata a finire».


