Fassino vuole “tagliare” i dipendenti

Secondo il Comune sarebbe impossibile far fronte ai 56 milioni in meno senza incidere sulla principale spesa. Fornero, allarmata, avverte i sindacati. Lunedì nuovo incontro col ministro

AUTUNNO CALDO A Palazzo Civico

Crisi economica e tagli. Un autunno, secondo copione, caldo, che per la prima volta potrebbe interessare i dipendenti del principale datore di lavoro di Torino: il Comune. Questioni spinose che saranno al centro del rendez-vous tra il vice sindaco Tom Dealessandri ed Elsa Fornero, in programma lunedì prossimo: un supplemento operativo, per dare seguito a quel piano per fronteggiare l'emergenza, appena imbastito a inizio settimana nel corso del fugace incontro tra la ministra torinese e il vertice di Palazzo Civico. Già in tale occasione Piero Fassino non aveva mancato di sottoporre all’esponente del governo le difficoltà dell’amministrazione torinese, soprattutto di fronte al taglio dei trasferimenti di 14 milioni sul 2012 e di 56 sull’anno seguente varato dai decreti sulla spending review di Mario Monti. “Sarebbe auspicabile che ci venga lasciato almeno l’intero gettito dell’Imu” avrebbero chiesto Dealessandri e Fassino, da mesi alla disperata ricerca di un po’ di ossigeno, con la spada di Damocle di un commissariamento che continua a pendere sulle loro spalle.

 

Certo se da Roma non si allargassero un po’ i cordoni il sindaco avrebbe fatto capire che a quel punto sarebbe indispensabile intervenire in modo significativo sul personale, che incide oltre il 30% sulle spese complessive di Palazzo Civico. Esternazioni che evidentemente hanno messo in allarme la ministra dal momento che, a quanto riferiscono fonti sindacali, si sarebbe premurata di avvertire direttamente Giovanni Faverin, numero uno della Cisl Funzione Pubblica, il quale a sua volta ha allertato i suoi dirigenti torinesi. Lei, contattata dallo Spiffero, non conferma, mentre Gian Piero Porcheddu, segretario piemontese di CislFp, confida: «Siamo stati “attenzionati” dai nostri riferimenti nazionali, che ci hanno chiesto un dossier sul “caso Torino”». Sempre da fonti sindacali giunge la notizia che tra due settimane inizieranno gli incontri anche tra l’assessore al Personale di Palazzo Civico Gianguido Passoni e i rappresentanti dei lavoratori. Tra i temi sul tavolo l’adozione di una deroga prevista dalla riforma delle pensioni che permette ai dipendenti degli enti locali con alle spalle 40 anni di contributi e almeno 60 anni d’età di andare in quiescenza con i vecchi criteri: un modo per sgravare Comuni, Province e Regioni di qualche stipendio e soprattutto di riorganizzare la macchina: operazione giudicata dai più improcrastinabile.

 

Intanto, però, c’è chi non ha preso affatto bene il coinvolgimento informale e unilaterale della Cisl: «Se così fosse, prenderemmo atto di un asse privilegiato tra alcuni membri del governo e di un sindacato in particolare, quello che non scende mai in piazza» tuona Luca Quagliotti, responsabile regionale della Cgil Funzione Pubblica.    

 

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