I piani "sovietici" del G20

La settimana scorsa l’Italia ha ospitato il G20 in cui si è parlato di clima, mentre a Glasgow si sta tenendo la Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite dedicata ai cambiamenti climatici del 2021. Al di là dei risultati concreti che seguiranno a questi eventi, spesso ad altisonanti impegni seguono ben poche azioni concrete, è da chiedersi il senso di questi incontri e le idee che si propugnano. Sulla questione del clima, per quanto si propagandano certezze, non c’è l’unanimità fra gli scienziati sui reali effetti dell’attività umana sul clima, con una significativa minoranza che nega che esistano questi effetti, ma questo da un certo punto di vista è un aspetto in qualche modo secondario. Quello che colpisce di questi incontri e conferenze che coinvolgono capi di stato dei paesi più importanti a livello economico del pianeta, è l’idea che si possa governare il pianeta finanche nel clima, dall’alto. Nella storia umana c’è stato un grande tentativo di governare l’economia e la società umana fin quasi nella vita intima, con il risultato di un fallimento totale e milioni di morti sacrificati nel tentativo. Ovviamente si sta parlando del disastro dell’Unione Sovietica costato l’inutile sacrificio di milioni di vite. Ci sarebbe da aggiungere anche la Cina del periodo di Mao con analoghi risultati fino al più recente Venezuela dove il tentativo di pianificare l’economia ha trasformato una nazione con una discreta ricchezza in una nazione dove mancano il cibo e le medicine.

Nell’Unione Sovietica per tentare di dirigere l’economia e la società verso certi risultati esistevano i piani quinquennali che pianificavano le varie attività di fabbriche, fattorie, uffici, ecc. con risultati evidentemente fallimentari visto l’implosione di fine anni ’80. Dimentichi di questa lezione, adesso si stilano fantasmagorici piani che dovrebbero orientare non un solo stato per quanto grande com’era l’Unione Sovietica, ma bensì l’intero genere umano verso obiettivi che vanno oltre i dieci anni. Non si capisce come ciò che non ha mai funzionato, possa avere successo ora. Tra l’altro nella conferenza Cop26 erano assenti Cina e Russia che non sono proprio trascurabili. Già questo rende palese l’impossibilità di realizzare un piano così grandioso. Non solo. Ci sono economie come quella cinese e indiana e di altre nazioni in via di sviluppo che da poco si sono affacciati o si stanno affacciando ad una situazione di relativo benessere grazie ad una recente industrializzazione che seguendo le indicazioni sulla riduzione della produzione di anidride carbonica ripiomberebbero nella povertà: si possono chiedere sacrifici ai poveri o a chi è appena uscito dalla povertà di ritornare povero? Evidenti assurdità di piani megagalattici che non tengono conto della realtà di miliardi di individui. Come possono nazioni in evidente contrasto fra di loro per svariati motivi concordare su degli obiettivi ipotetici e molto in là nel tempo? Tutto piuttosto fumoso. Un programma di così vasta portata con degli obiettivi così ambiziosi e per giunta in alcuni casi ravvicinati nel tempo non può che essere destinato al fallimento. Il crollo dell’Unione Sovietica ha illuso che le idee collettiviste fossero passate di moda, ma in realtà si sono trasvestite per insinuarsi in ogni ambito ed è facile scorgere nel calderone delle idee ambientaliste un secondo tempo delle idee stataliste e totalitarie che tanti morti hanno fatto nel novecento.

Di concreto e di spaventoso da questi vertici verrà fuori una gigantesca ridistribuzione di ricchezza dai semplici cittadini alle imprese e associazioni che a vario titolo si occuperanno o diranno che si occuperanno di ambiente, tramite gli stati che fungeranno da intermediari intascando la loro parte che utilizzeranno per puntellare i loro disastrati bilanci. L’aumento delle bollette energetiche è un primo effetto della miopia delle scelte a favore dell’ambiente con l’abbandono di nucleare e carbone a favore delle evanescenti energie eolica e fotovoltaica. Se si fosse proceduto con oculatezza non abbandonando il nucleare e dismettendo il carbone in tempi più lunghi non si pagherebbe la dipendenza dal gas e dai capricci dei produttori. L’Europa si sta legando mani e piedi al gas russo sperando nella benevolenza dei governanti di quella nazione.

Nei prossimi anni i cittadini rischieranno di pagare nuove imposte “ambientali” che serviranno a finanziare nuove imprese “ecologiche” in una nuova riedizione del capitalismo di stato, anche peggiore visto i contorni che va assumendo l’intera faccenda. Ad arricchirsi sarà chi riuscirà ad accaparrarsi i fondi pubblici tramite una sorta di novella Cassa del Mezzogiorno estesa a tutto il mondo occidentale. Ai cittadini rimarrà solo da pagare e fare sacrifici per arricchire altri.

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