Caccia, Sacchetto rimette le deleghe

Al centro delle polemiche politiche dopo la sospensione dell’attività venatoria decisa dal Tar, l’assessore rassegna a Cota il suo incarico. “Sono stato isolato”. Governatore all'oscuro

IMPALLINATO Claudio Sacchetto

La caccia fa la sua prima vittima. Poche ore fa, in commissione regionale, l’assessore Claudio Sacchetto (Lega Nord) ha annunciato di aver rimesso nelle mani del presidente le sue deleghe. La clamorosa decisione arriva dopo le polemiche politiche scoppiate all’indomani della sentenza del Tar che ha sospeso l’attività venatoria in Piemonte, rilevando una serie di irregolarità, dando così ragione al ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste e animaliste (Lac, Pro Natura e Fondazione per l'ecospiritualità).

 

Alla base del provvedimento vi sarebbero in sostanza tre ragioni: mancanza del piano faunistico venatorio regionale, l’assenza della valutazione d’incidenza prevista per la rete Natura 2000 ed infine il non rispetto del parere dell’Ispra per quanto riguarda i periodi della caccia. Dopo il pronunciamento del Tar le opposizioni avevano chiesto con insistenza le dimissioni dell’assessore che, da parte sua, aveva fino a ieri manifestato invece grande serenità: “Domenica si sparerà”, aveva promesso, assicurando che la Regione stava provvedendo ad approvare misure urgenti in modo da consentire l’apertura della stagione, così come richiesto dalle associazioni dei cacciatori e anche dalle organizzazioni agricole, particolarmente preoccupate quest’ultime dalla sovrappopolazione di alcune specie di ungulati e dei caprioli.

 

A quanto pare Sacchetto si aspettava da parte della maggioranza una maggiore unità di intenti e compattezza della coalizione: il sostanziale disinteresse mostrato da qualche suo collega di giunta e i distinguo di una parte dello stesso centrodestra lo hanno indotto al clamoroso gesto. Che non abbia grandi estimatori neppure nella sua stessa area politica è testimoniato dalle parole di un consigliere pidiellino, cacciatore: “È l’indegna parabola di un incompetente che ha combinato un gran pastrocchio, spalleggiato dal saputello Vignale. Il risultato è che ad oggi non c’è una soluzione”.

 

A questo punto è facile pronosticare l’arrivo di attestati di solidarietà, e non solo da Gian Luca Vignale di Progett’Azione, relatore della legge e presidente della Commissione, suo fedele alleato in questi mesi di travaglio, che si è prontamente schierato a sua difesa. Così come è altrettanto scontata la riconferma della fiducia da parte del governatore Roberto Cota, a quanto sembra completamente all'oscuro del colpo di testa del suo assessore.

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