SACRO & PROFANO

Missione "segreta" a Torino dell'emissario del Papa

Nei giorni scorsi il nunzio apostolico in Italia, monsignor Tscherrig, ha incontrato i superiori religiosi: sarà uno di loro il prossimo vescovo? Intanto, sulla prossima ordinazione diaconale di due affiliati di Bose fioccano critiche a mons. Farinella

Sembra che il 22 dicembre prossimo, il vescovo di Biella, monsignor Roberto Farinella, procederà all’ordinazione di due diaconi transeunti – destinati cioè a non rimanere tali ma avviati al sacerdozio – presso la comunità “ufficiale” di Bose retta dall’attuale priore fratel Luciano Manicardi. La notizia – che in sé non avrebbe nulla di speciale e doveva rimanere segreta – è stata accolta dai fiancheggiatori dell’ex priore Enzo Bianchi con notevole disappunto e rilanciata dal blog Silere non possum. Essi lamentano la mancata preparazione teologica dei futuri diaconi, a loro giudizio uno di essi non possiederebbe alcun titolo previsto dai canoni e, sempre a detta dei critici, il percorso formativo non avrebbe seguito le norme previste dalla Ratio Fundamentalis, quelle disposizioni che disciplinano il conferimento degli Ordini Sacri. In particolare, viene messo sotto accusa il vescovo di Biella, accusato di leggerezza e di scarsa valutazione dei candidati e quindi di aver soggiaciuto alla volontà del priore Manicardi il quale ha necessità di avere dei presbiteri che celebrino l’Eucaristia, tenuto conto che oggi a Bose ne è presente solo uno.

Di monsignor Farinella, classe 1968, originario di Castellamonte, ordinato nel 1994, licenziato in Diritto canonico, rettore dell’ex seminario di Ivrea, tutto si può dire meno che non sia un pio e buon prete, un obbediente esecutore ed anche un discreto predicatore. Ciò che gli difetta è però è l’ars gubernandi, che per un vescovo non è poco e anzi dovrebbe essere uno – certo non l’unico – dei tratti distintivi del ministero episcopale. Si prudens est rege nos. In difetto di tale non secondario requisito, un vescovo è inevitabilmente destinato a finire o subordinato alle camarille curiali annidate nei vari consigli o paralizzato nelle decisioni. Quando infatti scoppiò il caso che portò ai provvedimenti pontifici verso Enzo Bianchi, il vescovo di Biella, competente alla notificazione dei medesimi, entrò in massima crisi, per non dire panico, e la situazione fu risolta ricorrendo al metropolita, l’arcivescovo di Vercelli monsignor Marco Arnolfo, il quale si prese la briga di affrontare il potente ex priore.

Il grande patrono dell’elezione di Farinella fu, come tutti sanno, lo sfingico eporediese ed emerito arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, a sua volta creatura del potentissimo esponente della “Mafia di San Gallo”, il defunto cardinale Achille Silvestrini. È di questi giorni, l’uscita del documentatissimo e interessante volume di Julia Meloni, The St. Gallen Mafia, (Tan 2021), in cui si rintracciano le premesse storiche e ideologiche della congrega che periodicamente si riuniva nella località svizzera e che preparò nei dettagli – attività assolutamente proibita e sanzionata da scomunica – la strategia che infine portò Jorge Bergoglio al pontificato. Della cospirazione si espongono accuratamente i fini, i mezzi e i luoghi dei protagonisti, uno dei quali, il più attivo e navigato, era proprio Silvestrini che aveva come referente e sodale in Piemonte il corregionale vescovo di Ivrea monsignor Luigi Bettazzi, predecessore di Miglio, il quale predisse con mesi di anticipo le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Bergoglio. Forse, l’ormai immortale “vescovo rosso”, dinamicissimo e prodigo di interviste, che rilascia a getto continuo in un delirio autocelebrativo, potrebbe illuminarci, in un empito veritativo, sul ruolo che ebbe la “Mafia di San Gallo” nella vita della Chiesa degli ultimi anni. Sembra però che tale domanda nessuno sia disposto a porgliela.

Sicuramente non lo faranno i vescovi piemontesi che da lunedì 15 novembre si raduneranno per la settimana annuale degli esercizi spirituali. Sarà come sempre una riunione affollatissima in quanto vi parteciperanno anche gli emeriti. Oltre alle meditazioni e agli esami di coscienza, siamo quasi certi che un argomento romperà il silenzio dell’augusto consesso: i pronostici sul nome del futuro arcivescovo di Torino.

A questo proposito, sembra che una notizia sia sfuggita ai più. Nei giorni scorsi, il nunzio apostolico in Italia, monsignor Emil Paul Tscherrig, ha partecipato proprio a Torino – non si comprende con quale funzione – a una riunione dei superiori religiosi. Il fatto è stato interpretato come la conferma che il nuovo arcivescovo di Torino dovrebbe arrivare proprio da quel mondo. Se non è una prova, è comunque certamente un indizio.

print_icon