Dopo le primarie non ci sarà più il Pd

La piega che hanno preso le consultazioni per la premiership rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza del partito. Lo pensa Merlo: “Autolesionismo che avvantaggia gli avversari”

Con le primarie si è aperta una faglia nel Pd talmente profonda e insidiosa da mettere, forse per la prima volta, a repentaglio la sopravvivenza del partito faticosamente nato nel 2007 dalla fusione “fredda” tra la sinistra post comunista e una parte del cattolicesimo democratico. Ora, a pochi mesi dalle elezioni che potrebbero, almeno sulla carta, (ri)consegnare al Pd il governo del Paese, la consultazione per la premiership rischia di mandare tutto all’aria. Ne è convinto Giorgio Merlo, parlamentare di lungo corso, mariniano (nel senso di fedelissimo dell’ex leader cislino Franco Marini) e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, che in un colloquio con lo Spiffero dà libero sfogo alle sue preoccupazioni. «Da come appare pubblicamente, le primarie potrebbero essere l’anteprima della dissoluzione del Partito democratico. Mi chiedo come farà una comunità politica, in questo caso il nostro partito, a reggere l’urto di dover convivere con una stagione contrassegnata da risse, insulti, diffamazioni a mezzo stampa, “processi” pubblici, richieste di scomparire per sempre a buona parte della classe dirigente». Considerazioni simili a quelle sviluppate oggi da Fabrizio Rondolino sul Giornale a proposito della “discesa in campo” di Matteo Renzi. «Il problema non è Renzi, ma la modalità suicida con cui il Pd, peraltro violando il suo stesso statuto, si presenta all’appuntamento».

 

Per Merlo si tratta di un inatteso atout offerto agli avversari. «Quale migliore occasione per i concorrenti politici, dal centrodestra a Grillo, dalla Lega all’Idv ai vari ceppi comunisti, di assistere a questo stillicidio quotidiano di accuse, di sostanziale “criminalizzazione” di tutta l’attuale classe dirigente del Pd, con relativa e scontata amplificazione su tutti i media, e di trarne, di conseguenza, qualche risultato positivo a livello elettorale? Lo stesso Berlusconi, nei giorni scorsi, ha detto che si tratta di un regalo insperato, proprio in un momento di particolare difficoltà per la riorganizzazione del campo del centrodestra». Se poi, come ha fatto ieri alla convention di Verona il sindaco di Firenze, ci si presenta senza simboli di partito e rivolgendosi esplicitamente all’elettorato di centrodestra il patatrac è fatto. «Una domanda credo sia necessario porsi – continua Merlo -. E cioè, che cosa c’è dietro alla litania del richiamo alla partecipazione, al confronto con i cittadini, alla consultazione sul programma di governo e bla bla bla che giustifica questo violento e sempre più dissennato scontro interno. Ormai se lo chiedono in molti. E non solo i commentatori giornalistici e televisivi che intravedono in questo duello all’arma bianca un tentativo, peraltro inspiegabile, per mandare all’aria un soggetto politico nato appena 5 anni fa ma anche, e soprattutto, se lo chiedono i militanti, gli elettori e i simpatizzanti di quel partito».

 

Colpa della versione all’italiana di uno strumento che altrove – regolato da leggi – invece funziona bene. «In Italia non si era ancora mai visto, dal secondo dopoguerra ad oggi, che a 6 mesi dalle elezioni politiche – quelle vere, però, e non le primarie – si scatenasse nel più grande partito in campo una guerra di posizioni così violenta e senza sconti. Uno scontro che, seppur minimizzando la portata, non può che gettare scompiglio tra i militanti e creare un oggettivo disorientamento e sbandamento nella base elettorale».

 

Merlo non si capacita di questa china che ha portato a «questo scontro di “tutti contro tutti” accompagnata da una ormai più che sospetta “tifoseria” mediatica tesa a evidenziare la sostanziale inaffidabilità del Pd a candidarsi a guidare il paese alle elezioni del 2013» Cui prodest, insomma. «La retorica delle primarie, com’è ormai evidente a tutti, non giustifica e non spiega tutto ciò. E’ appena il caso di ricordare che, nell’intera geografia politica italiana, questa degenerazione riguarda solo e soltanto il Partito democratico.  Ecco perché il rischio della “dissoluzione” del Pd, avanzata da molti commentatori e temuta da molti elettori è entrato, come naturale, nelle concrete possibilità del dopo primarie». Il tutto, è persino inutile ricordarlo, avverrebbe a soli 4 mesi dalla consultazione elettorale. «Per essere ancora più espliciti e chiari – conclude Merlo - c’è un altro grande partito in Italia che a 6 mesi dal voto si scatena in una contrapposizione così violenta al suo interno innescando un processo di radicale delegittimazione politica e personale della sua classe dirigente? Oggettivamente, e detto tra di noi, quale miglior regalo per tutti gli avversari politici del Pd e per tutti coloro che lavorano, indefessamente, per evitare che il Pd vada al governo al paese?».

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