LA SACRA RUOTA

L'auto non vede il Fondo del tunnel

Sindacati e imprese chiedono al Governo risorse per sostenere e accompagnare la riconversione industriale di uno dei settori fondamentali dell'economia. Uliano (Fim): "In vista crisi e licenziamenti". Il viceministro Pichetto stanzia i primi 150 milioni

Serve un piano di reindustrializzazione dell’automotive, il settore più importante della nostra economia, coinvolto in un processo di transizione e di trasformazione dell’industria di portata epocale. “Non stiamo rivendicando una politica assistenziale, lo ribadiamo con forza, stiamo chiedendo di governare la situazione”, spiega Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim che giudica molto negativamente il fatto che il Governo Draghi non abbia stanziato nella legge di stabilità e, al momento, nemmeno nei progetti contenuti nel Pnrr interventi a sostegno di imprese e lavoratori travolti dai cambiamenti della transizione energetica ed ecologica. E, con i colleghi delle altre sigle confederali chiama in causa direttamente il viceministro dello Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin, responsabile del tavolo sull’automotive: “Ribadiamo l’urgenza di una strategia complessiva nel settore”.

È necessario un Fondo “per sostenere la trasformazione dell’industria automobilistica come hanno fatto in altri Paesi in Europa. Il Fondo con risorse finanziarie definite dovrà sostenere tutti gli interventi di carattere industriale necessari ad accompagnare e sostenere il processo di trasformazione e di innovazione, dalla digitalizzazione, al cambio delle motorizzazioni, dalle nuove tecnologie alla produzione di batterie, all’idrogeno, dalle catene di valore all’economia circolare, dai semiconduttori fino ad arrivare a finanziare la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro delle piccole e medie imprese. Il silenzio delle istituzioni le porta dritte all’unità di crisi e ai licenziamenti. È indispensabile una convocazione urgente del tavolo ministeriale e invitiamo il Governo a presentare concretamente un piano di azione con risorse dedicate”.

Una situazione di cui è ben consapevole Pichetto che annuncia un primo, seppur insufficiente stanziamento. “Le preoccupazioni della filiera e del sindacato del settore automotive sono condivisibili: la transizione verde della mobilità, di per sé sostenibile da un punto di vista ambientale, deve esserlo anche sotto il profilo industriale, infrastrutturale e sociale, senza dunque pregiudicare la sopravvivenza di un settore strategico per la nostra economia – spiega il numero due del Mise –. A tal fine, accanto alla consultazione e il dialogo costante del ministero con gli stakeholder nella definizione delle strategie per cogliere le sfide del cambiamento, nella legge di bilancio abbiamo previsto un fondo che accompagni il settore in questa trasformazione”. La cifra è, per stessa ammissione di Pichetto “bassa” – 150 milioni all’anno – “ma è un punto di partenza”. Il fondo partirà dal 2022: “Bisognera' dargli delle regole. Non c’è ancora uno strumento, si deve gestire il cambiamento. È in gioco una parte importante della ricchezza dell’Italia: il nostro Paese ha competenze e capacità indiscusse, anche l’intera filiera sia pronta alla sfida”, conclude il senatore piemontese.

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