Sull’etica il Comune perde la faccia…ta

La Martini&Rossi finanzia i lavori alle statue davanti Palazzo Civico e lo stesso gruppo è tra i partner di Aperitò. E l'embargo alle sponsorizzazioni di chi produce superalcolici? Pd in fermento

NON RESTAURATE QUELLE STATUE!

Etica e denaro, si sa, viaggiano raramente di pari passo, soprattutto quando la crisi (e la malapolitica) sferzano uomini e istituzioni. Lo stesso Comune di Torino non ha mai storto troppo il naso di fronte a chi generosamente elargiva contributi utili a rimpinguare le proprie casse o a finanziare lavori pubblici altrimenti inattuabili. Come si dice: a caval donato... Ma che succederà nei prossimi mesi? La nuova normativa sui contratti appena approvata, infatti, prevede siano “in ogni caso escluse sponsorizzazioni riguardanti pubblicità diretta o collegata alla produzione o distribuzione di tabacco, superalcolici, materiale pornografico o a sfondo sessuale, gioco d'azzardo, che genera patologie o dipendenza”. Beninteso: si tratta di un regolamento che già esisteva prima e che in più occasioni è stato disatteso, ma i cui cordoni si sono ulteriormente stretti dopo il provvedimento elaborato dall'assessore Mariacristina Spinosa.  

 

Regolamenti, si diceva. Utili a far emergere tutte le sensibilità politiche di un’assemblea, ma spesso redatti per essere elusi. Come la mettiamo col fatto che la Martini&Rossi sia tra le aziende finanziatrici della Consulta di Torino, che si sta occupando della riqualificazione delle due statue davanti alla facciata di Palazzo di Città? Eppure nessuno finora si è ribellato a quei quattrini sporchi di alcool. E che dire di AperiTò, lodevole iniziativa degli assessorati a Cultura e Commercio per promuovere il pasto più cool del momento nella città in cui è nato così come concepito oggi? Non solo in quell’occasione, sotto l’egida del Comune etico, si sono distribuiti alcolici e superalcolici ma l’avvenimento era anche lui sponsorizzatoda quei diavoli tentatori della Martini. E il regolamento? Sta lì, per essere disatteso.

 

Ci sono volute quattro ore di discussione nel precedente Consiglio per approvare la nuova versione, che alla fine è passata per un voto, dopo le barricate erette dai democratici Luca Cassiani, Silvio Viale (foto) e Domenico Carretta che hanno scelto la strada del voto contrario. La norma incriminata è il secondo comma dell’articolo 28, nel quale Palazzo Civico si impegna a rifiutare sponsorizzazioni a sfondo religioso o sessuale, di superalcolici o tabacchi, oltre che di aziende legate al gioco. Anche attorno all’azzardo la discussione è stata particolarmente animata: “Una piaga che colpisce sempre più torinesi e che va arginata” secondo il vendoliano Marco Grimaldi, strenuo sostenitore della norma. Un modello “proibizionista”, l’ennesimo esempio di “stato etico” per il radicale Viale, che per questo annuncia l’estensione di un ordine del giorno provocatorio con il quale intima al Governo di «intercedere presso il Comune di Roma affinché cambi il nome del PalaEur (oggi PalaLottomatica ndr) e soprattutto impedisca alla Rai di accettare pubblicità di agenzie legate al gioco”. Non solo: con Cassiani e Carretta potrebbe già nei prossimi giorni promuovere una delibera di iniziativa consigliare per abrogare la norma incriminata ridimensionando questo slancio di ipocrisia di un comune che ha altri problemi.

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