Borghezio prepara la secessione. Dalla Lega

L’europarlamentare lancia da Cogne l’Internazionale indipendentista. Stoccate al vertice di via Bellerio, assente. E in ballo c’è lo scranno di Bruxelles (su cui ha messo gli occhi Cota)

La cronaca dell’evento è nello stringato lancio Ansa. C’erano le bandiere con il Sole delle Alpi e qualche militante ha indossato la pettorina verde con la scritta “Va’ pensiero”. Ma alla Festa Indipendentista organizzata ieri a Cogne, in Valle d’Aosta, delle associazioni “Terra e Popolo” e “Terra Insubre” la Lega Nord ha marcato visita. Anche quella 2.0 del nuovo corso maronita. Mario Borghezio, grande sponsor dell’evento, rivela: «La Lega? Ufficialmente non avalla questa iniziativa». Un imprimatur peraltro neppure richiesto: «noi non abbiamo bisogno dell’avallo ufficiale di Roberto Maroni».


Che i rapporti con il nuovo vertice del Carroccio non siano idilliaci è cosa nota. «Quelli di Maroni - continua Borghezio - sono tatticismi di un segretario di partito. Ma i patrioti indipendentisti del nord come me hanno altre esigenze». Da via Bellerio è insomma arrivato un vero e proprio diktat? «Basta guardarsi attorno - risponde Max Bastoni, consigliere comunale leghista a Milano, braccio destro di Borghezio e suo assistente parlamentare - e vedere che alla festa non è venuto nemmeno il segretario della Lega Nord Valle d’Aosta, Sergio Ferrero'', cioè colui che avrebbe dovuto fare gli onori di casa.


Borghezio tuona: «Una fetta rilevantissima dei leghisti sta con noi e ha le nostre stesse sensibilità. Vorrei ricordare che all'ultimo congresso della Lega è stata votata una mozione indipendentista, che è stata approvata all'unanimità». C’è aria di secessione all’interno della Lega? «Assolutamente no» dice Bastoni, ma tutto lascia pensare che si stiano preparando le condizioni per una organizzazione “parallela” al movimento ufficiale. A inasprire i rapporti, inoltre, ci sarebbe lo scranno di Bruxelles attualmente occupato dallo stesso Borghezio dal 2001, a cui difficilmente sarà consentito un quarto mandato. E su quella poltrona ha ultimamente puntato gli occhi Roberto Cota. L’Europa rappresenterebbe per il governatore piemontese una dignitosa polizza per il proseguimento della carriera politica: lo sfasamento dei tempi di scadenza dei vari livelli elettivi (Regione e Parlamento), infatti, rischia di metterlo fuori gioco per un paio di anni. Troppi per scongiurare l’oblio.

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