Nosiglia, volontariato molto attivo ma si apra di più 

Come ai tempi dei Magi "anche a noi oggi capita che tante persone bisognose di accoglienza e di solidarietà ci interroghino con la loro presenza, e le loro necessità. Se la nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali ed umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi, non ci interessiamo delle loro richieste e pensiamo solo a noi stessi". È la riflessione dell'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella messa per l'Epifania al Santo Volto. Nell'omelia, ha rivolto un messaggio anche alle istituzioni, "che, pur impegnandosi su diversi fronti, rischiano di apparire sorde e con risorse sempre più scarse rispetto ai problemi che loro si presentano", al mondo del volontariato, "che è molto attivo e presente ma spesso chiuso dentro il suo specifico servizio o ambito di intervento e poco collaborativo di fronte ad altre iniziative non proprie. Solo l’unità e la sinergia di un lavoro fatto insieme - ha sottolineato mons. Nosiglia - permetterà di affrontare con qualche speranza di soluzione i problemi e le attese delle persone e famiglie". Un invito, infine, "ai mass-media, che dovrebbero assumersi il compito di educare la gente allo spirito di accoglienza fraterna e alla comunione non accentuando una visione troppo negativa o problematica di fronte al fenomeno immigratorio", e "alla città nel suo complesso: occorre sradicare l'individualismo dai cuori e favorire la mutua conoscenza e relazioni interpersonali e familiari improntate al rispetto e collaborazione, promuovere un'azione di insieme dei vari organismi cittadini, coinvolgere le persone ascoltando e aiutando a inserirsi nel tessuto della società, condividendo la nostra lingua, la cittadinanza in particolare ai minori nati nel nostro Paese, le leggi e i valori, per offrire così il loro contributo al suo progresso morale e civile". 

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