POLITICA & GIUSTIZIA

Rossomando punta al Csm e blandisce le toghe rosse

Dopo Vietti un altro torinese al vertice del Consiglio superiore della magistratura? La promozione della vicepresidente del Senato farebbe comodo a tanti, dal suo capo corrente Orlando all'ex procuratore Spataro (che sussurra all'orecchio di Letta)

Le difficoltà che va incontrando in Senato la legge sul Consiglio Superiore della Magistratura, testo in cui si prevede tra l’altro l’aumento da 16 a 20 dei componenti togati e una modifica delle modalità della loro elezione con il ridisegno dei collegi, non impediscono e a fatica nascondono manovre per la successione all’attuale vicepresidente, il piddino David Ermini.

E bisogna guardare proprio al Pd per osservare movimenti e dichiarazioni che potrebbero portare, dopo Michele Vietti che “abitò” al piano nobile del Palazzo dei Marescialli dal 2010 al 2014, un altro torinese al vertice dell’organo di autogoverno della magistratura. O meglio, una torinese. Già, perché quelli che ormai sono più di rumors romani e sussurri parlamentari, indicano nell’attuale vicepresidente del Senato Anna Rossomando, nonché responsabile giustizia nella segreteria nazionale del Pd, la “papabile” più probabile (ma anche più “attiva”) per l’ambìta poltrona.

L’attuale Csm scade a luglio. C’è chi, Partito Democratico in primis proprio con la voce di Rossomando, preme per arrivare alla scadenza con la nuova legge approvata. E c’è chi, come la Lega (ma non solo) spinge in avanti l’iter, frapponendo ostacoli, per arrivare ai referendum sulla giustizia di giugno senza aver dato il via libera alla riforma Cartabia. Nel mezzo c’è anche lo sciopero proclamato dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) per lunedì 16 maggio contro la riforma dell’ordinamento giudiziario e le regole per l’elezione dei membri togati del Csm. Un tourbillon che, forse, può giovare a chi lavora nella prospettiva per la successione a Ermini e, meno l’attenzione è concentrata su questi movimenti, meglio è. Non c’è da stupirsi di eventuali e probabili smentite a questo scenario: come spesso accada quando si punta a una carica, l’ultima cosa da fare è ammetterlo. 

Ma tant’è che la senatrice torinese, avvocato seguendo le prestigiose orme paterne, guardi a piazza dell’Indipendenza come alla futura tappa del suo cursus politico è cosa nota a Palazzo Madama, al Nazareno e non solo. “Per noi la guerra dei trent’anni tra politica e magistratura si è chiusa da tempo”, parole della senatrice torinese pronunciate all’ultima assemblea dell’Anm che sono suonate come musica alle orecchie di quelle toghe che, 16 oggi o 20 domani, sono determinanti per l’approdo alla vicepresidenza di Palazzo dei Marescialli. Sul piano politico è una garanzia, almeno per lo status quo. Iscritta alla Fgci, la federazione giovanile del Pci, a soli 14 anni, consigliera comunale dal 1997 al 2001, esordio in Parlamento alla Camera nel 2008, rieletta a Montecitorio, passa nel 2018 a Palazzo Madama, assumendone poi la vicepresidenza, Rossomando ala sinistra del Pd sarà anche una delle più decise fautrici dell’accordo (poi saltato) con i Cinquestelle per le comunali di Torino che porteranno Stefano Lo Russo a Palazzo di Città. Un’apertura all’alleanza con i grillini che le potrebbe tornare utile per l’elezione a membro laico del Csm, passaggio necessario per arrivare al vertice, dove come e più della politica contano le toghe e le loro correnti. 

A suo favore anche le intenzioni di uno degli uomini di maggior peso della sinistra dem e suo riferimento, quell’ex ministro Andrea Orlando che si dice sia più che disponibile a facilitare il passaggio dal Parlamento all’organo di autogoverno della magistratura dell’attuale senatrice. L’ex guardasigilli si toglierebbe un peso di fronte alla tornata elettorale del prossimo anno, quando comunque Rossomando per un quarto giro con un Parlamento a ranghi ridotti dovrebbe comunque chiedere e ottenere una deroga. 

Insomma, c’è una sorta di eterogenesi dei fini a concorrere a una congiuntura favorevole per la parlamentare torinese che deve (anche) parte della sua carriera politica e professionale (pur se la prima prevale nettamente sulla seconda da sempre) al padre, noto principe del foro, difensore di amministratori e politici di sinistra e custode di tanti loro inconfessabili segreti. 

C’è anche una figura di riferimento importante e assai vicina a Rossomando: quella dell’ex procuratore capo della Repubblica Armando Spataro, autorevole voce molto ascoltata da Enrico Letta, nonché già segretario di Movimento per la Giustizia, corrente di sinistra nata da una costola di Magistratura Democratica. Non tutti sono d’accordo sul fatto che la guerra dei trent’anni tra politica e magistratura sia finita da tempo, come sostiene Rossomando presente (qualcuno dice con bacio della pantofola) all’assemblea dell’Anm in cui si è deciso lo sciopero. Per lei le grandi manovre in vista della successione al compagno di partito Ermini, sono già iniziate. 

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