FIANCO DESTR

"Cirio la smetta con i trucchetti, sulla ricandidatura nulla è certo"

A urne ancora calde parte la bordata di Fratelli d'Italia al governatore. Comba: "Troppi giochi di prestigio alle elezioni. Preoccupante che il suo partito nella sua provincia abbia registrato solo 1,4%". I meloniani pronti a rivendicare la presidenza della Regione

“Se io fossi il presidente della Regione e nel capoluogo della mia provincia il mio partito avesse preso solo l’1,47 per cento dei voti, mi farei molte domande”. Fabrizio Comba, presidente della Regione non lo è e il suo partito, Fratelli d’Italia, di cui è coordinatore regionale, dallo spoglio delle urne in tutto il Paese e non di meno in Piemonte sta festeggiando il sorpasso sulla Lega e preparando un redde rationem nel centrodestra.

Dunque non essendo, almeno non ancora, presidente della Regione le domande che lei fa hanno un destinatario preciso: Alberto Cirio. Fuoco alle polveri.
“Eh Cirio… L’uomo è imprevedibile e capace di giochi di prestigio incredibili”.

Così sembra Silvan. Che coniglio ha tirato fuori dal cilindro?
“Candidare il suo capo segreteria Luca Robaldo a sindaco di Mondovì in una lista civica che fa riferimento all’onorevole Enrico Costa e farlo eleggere, in uno schieramento avversario a quello del centrodestra, come lo vogliamo chiamare?”.

Un gioco di prestigio?
“Quell’operazione con Costa, che peraltro io stimo, la definirei incestuosa. Molti nel Cuneese non l’hanno capita e non credo possa essere motivo di orgoglio per Cirio”.

Cui lei imputa uno scarso interessamento proprio nella sua provincia e per il suo partito, Forza Italia, rimasta nel capoluogo a quel miserrimo 1,47 per cento.
“Ma infatti, si è quasi disinteressato ed è questo atteggiamento che non riesco a capire, ma che mi preoccupa. Non è che se Forza Italia fa quel risultato noi di Fratelli d’Italia brindiamo, al contrario siamo seriamente preoccupati, come lo siamo se la Lega va male. Assodato che l’elemento trainante del centrodestra è FdI, io voglio una Forza Italia in forma così come voglio lo sia la Lega. Se vanno male loro per noi è un danno. Mi preoccupa il risultato dei nostri alleati”.

Comba, immaginarvi in gramaglie per gli scarsi risultati degli alleati, proprio no. State festeggiando da lunedì pomeriggio.
“Ma certo, possiamo non essere soddisfatti? Se pensiamo a pochi anni fa… vuol dire che ci è stato riconosciuto il merito della coerenza e della continuità. Detto questo il centrodestra deve essere forte e se un partito in una città come Cuneo non arriva a un punto e mezzo, altroché se ci preoccupiamo”.

E puntate il dito contro il governatore. Torniamo alla domanda, cosa vuole chiedergli?
“Dove vuole andare? Perché davvero non si capisce. Credo che il presidente debba essere più chiaro nel suo porsi nei confronti non solo del suo territorio, ma anche della coalizione. Certe volte facciamo fatica a capire da che parte sta. Credo sia necessario aprire una discussione politica”.

Dobbiamo prevedere ulteriori tensioni in Regione, dopo quelle che vi hanno visto protagonisti nel braccio di ferro con la Lega?
“Ma no, la Regione deve lavorare bene e da fare ce n’è eccome. Però la questione politica su quel che è successo a Cuneo e anche a Mondovì resta. Cirio avrebbe dovuto metterci il cuore invece non ci ha messo neppure la testa”.

Il risultato del suo partito è l’argomento di questi giorni, ma tra due anni si andrà a votare per la Regione. Ne rivendicherete la guida?
“Sicuramente noi rivendicheremo più che legittimamente la guida di una Regione importante del Nord. Non vedo problemi su questo. Se ieri la Lega era una forza da 34% e poteva giustamente reclamare posizioni diverse e pesanti, oggi il quadro è cambiato. Pero voglio anche dire che mi auguro che la Lega recida in fretta il rapporto deleterio e malato con il Governo Draghi, poi vediamo cosa fa Forza Italia. Altrimenti l’anno prossimo arriveranno ancora più indeboliti e per noi sarebbe comunque un danno”.

Ieri Cirio ha rinviato a dopo le elezioni politiche la sua decisione se ricandidarsi o no. Se si ricandida…
“Cirio ad oggi è il presidente e non ci sono le condizioni per ragionare sul 2024: dobbiamo prima passare al vaglio delle politiche. Poi bisognerà capire cosa vorrà fare, se si vorrà ricandidare noi saremo pronti a discuterne, ci mancherebbe. Non siamo più il partito del 4% di qualche anno fa, oggi siamo nella condizione di sederci in modo autorevole al tavolo e fare i ragionamenti sui vari candidati governatori. Non poniamo nessuna preclusione nei confronti di Cirio, ma siamo rimasti basiti di fronte a quello che è successo a Cuneo e Mondovì. Forse pensava che la Lega reggesse e aveva in testa il partito unico con Forza Italia, non so proprio dare una spiegazione a un fatto che resta molto pesante”.

Il risultato di questa tornata elettorale quanto lo farete pesare sulla scelta dei candidati per i collegi in Piemonte per le politiche dell’anno prossimo?
“Più che farlo pesare noi, diciamo che è naturale che se un partito è quello trainante si siederà al tavolo non con delle aspettative, ma con elementi tali da portare un certo numero di candidati in Parlamento”. 

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