RETROSCENA

FdI non vorrà sentire Regione, per Cirio sarà un autunno caldo

Il voto delle Politiche avrà inevitabili ripercussioni sulla maggioranza di piazza Castello. Facile prevedere che forte dei suoi risultati il partito della Meloni chiederà maggiore peso e detterà l'agenda di fine mandato. Scombinando i piani del governatore

L’esito del voto per il prossimo Parlamento e il futuro Governo avrà come effetto, nient’affatto secondario per il Piemonte, l’apposizione di una pesante ipoteca sulla Regione nella prospettiva delle elezioni del 2024, ma anche e già nel percorso che la legislatura deve ancora compiere.

Se, come tutto lascia supporre, il partito di Giorgia Meloni si confermerà in maniera eclatante il vincitore delle consultazioni politiche, Fratelli d’Italia non rinuncerà certamente a mettere sul piatto della bilancia il risultato ottenuto entro i confini piemontesi. Una sorta di contrappasso per gli alleati della Lega che in questi anni non si sono fatti scrupolo di far pesare (e rinfacciare) il successo ottenuto nel 2019. È vero che si tratta, come sempre viene ricordato, di elezioni differenti e che formalmente l’esito politico non ha conseguenze sul piano amministrativo (e viceversa), ma la teoria in questo caso è spesso assai distante dalla pratica. 

Dunque appare estremamente improbabile, se non impossibile che quanto uscirà dalle urne tra poco più di un mese non avrà pesanti effetti sul futuro dell’alleanza che governa il Piemonte. Un sorpasso deciso della Lega da parte di FdI, certificato dalle schede e che arriverà dopo l’anticipo rappresentato dal recente voto comunale nei tre capoluoghi di provincia, alimenterà legittime rivendicazioni da parte della forza politica pronta a chiedere Palazzo Chigi per la sua leader e non meno a rivendicare (come peraltro già annunciato da tempo) la guida di almeno una regione del Nord, oggi nelle mani della Lega eccezion fatta per la Liguria presieduta da Giovanni Toti e, appunto, il Piemonte.

Certo, molto dipenderà da cosa deciderà di fare Alberto Cirio che ha rimandato proprio all’esito del voto di settembre la scelta per il suo futuro politico. Non poco incideranno le vicende lombarde con l’incognita rappresentata da ciò che farà Letizia Moratti e, ovviamente, conterà anche il prossimo Governo.Insomma, molte sono le variabili e le incognite, ma l’ipotesi che vuole FdI prepararsi a giocare da protagonista la partita piemontese è estremamente concreta, inevitabile si direbbe. 

Ma questo si verificherà ben prima dell’appuntamento elettorale per dare un futuro governo al Piemonte. Brutalmente si può dire che già dal 26 settembre in piazza Castello e in via Alfieri, il vento cambierà. Le rivendicazioni avanzate nei mesi scorsi dai meloniani per avere maggior peso nell’esecutivo di Piazza Castello, le tensioni provocate e alimentate prendendo a spunto l’esclusione dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, potranno apparire poca cosa rispetto a quel che i Fratelli non rinunceranno a mettere sul tavolo dell’alleanza di centrodestra. 

“Fratelli sì, ma non siamo figli della serva”. Era l’inizio del 2020 e quando si profilavano resistenze nella sostituzione dell’assessore Roberto Rosso, finito nella vicenda giudiziaria che lo avrebbe poi visto condannato in primo grado, dal partito della Meloni si sintetizzava così la “pari dignità tra alleati”. Un concetto che tornerà mesi dopo quando i Fratelli incalzeranno Cirio per ottenere una redistribuzione di alcune deleghe rafforzando il già capogruppo diventato assessore Maurizio Marrone, che raggiunge la collega Elena Chiorino in giunta. Sarà un rimpastino, ma i segnali indirizzati al governatore e alla Lega sono apparsi più che evidenti, annunciando quel che sarebbe arrivato dopo. Esclusi dall’ufficio di presidenza di Palazzo Lascaris, i Fratelli con il loro capogruppo Paolo Bongioanni s’impuntano e ricorrono al Tar contro il voto elettronico usato per l’elezione degli organi del Consiglio. Un altro campanello, anzi sirena, d’allarme per l’azionista di maggioranza. Nel frattempo il gruppo si rimpolpa, accogliendo l’ex azzurro Carlo Riva Vercellotti, così come la campagna acquisti meloniana negli enti locali della regione fa tremare le vene ai polsi dei leghisti che non a torto vedono inverarsi uno scenario fino a non molto tempo prima considerato non più che fantapolitica. 

A febbraio il coordinatore regionale di FdI Fabrizio Comba avverte che “serve un chiarimento politico”, Cirio abbozza, la Lega cerca di resistere, ma che il quadro stia ambiando e che da via della Scrofa, storico quartier generale della destra fin dai tempi del Msi, la strategia è chiara e sembra andare di pari passo sui binari delle Regioni e del Governo: stando nel secondo all’opposizione, anche quando gli alleati ne faranno parte, e nelle prime marcando sempre più pesantemente la loro presenza e la loro differenza rispetto al partito di Salvini. 

Dunque ci sono tutti i concreti presupposti e precedenti per non dover aspettare fino al 2024 per vedere il peso del voto politico messo da Fratelli d’Italia sul tavolo dell’alleanza che governa il Piemonte. Difficile non accada a urne ancora calde. E, oltre che per Cirio, per la Lega sarà una strada in salita.

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