Elezioni, siamo tornati al '94?

Insomma, potremmo dire molto semplicemente che è la storia che si ripete. E cioè le elezioni del 25 settembre sono molto simili a quelle del 1994. Certo, le stagioni storiche sono profondamente diverse come le dinamiche politiche, per non parlare dei protagonisti politici. Ma almeno su un punto c’è un filo rosso che lega queste due elezioni: ovvero, la presenza di un “Centro” che vuole e cerca di mettere in discussione le due coalizioni maggioritarie. Nel ’94 ci provarono Mino Martinazzoli e Mariotto Segni. Non vinsero, come ovvio e scontato, ma con quel progetto politico centrista posero le basi per l’affermazione dell’Ulivo appena due anni dopo. Alternativi al “Centro” c’erano la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto da un lato e la destra di Berlusconi e Fini dall’altro. E oggi come allora si tratta di due coalizioni - quella di destra e di sinistra - che, al netto della propaganda quotidiana, sono molto divise al proprio interno. Sia sotto il profilo politico e sia sul versante programmatico. Al punto che già cresce il sospetto sulla concreta possibilità di governare da parte di entrambe le coalizioni.

Certo, c’è poi un altro aspetto che non può non essere ricordato. E riguarda quella radicalizzazione del conflitto politico che, oggi come allora, continua ad essere una costante del sistema politico italiano e che proprio un polo di “Centro” cerca di far saltare. Una deriva che negli anni ‘70 veniva definita come la teoria degli “opposti estremismi” e che negli anni più vicini a noi si è trasformata in una sorta di voglia di annientare e distruggere il nemico/avversario politico. Sono, cioè, tutti coloro - partiti, esponenti politici, intellettuali, giornalisti, opinionisti - che sono allergici ad una vera cultura di governo, di rispetto dell’avversario e di una normale e fisiologica dialettica democratica. Una prassi, e una deriva, che nel nostro paese non sono mai state archiviate definitivamente ed irreversibilmente. Al punto che lo stesso sistema maggioritario italiano - una prassi normale e del tutto fisiologica in molti altri paesi europei - si è trasformato progressivamente in una sorta di voglia di distruzione dell’avversario/nemico politico. Ovvero, una radicalizzazione della lotta politica che non è affatto compatibile con un normale e civile confronto politico, culturale, sociale e anche istituzionale.

Ora, per fermarsi alla situazione odierna, non possiamo non registrare che il cosiddetto confronto elettorale si ispira, seppur in versione aggiornata e corretta, alla logica e alla prassi diabolica degli “opposti estremismi”. Per fare un solo esempio politico e storico, si tratta dell’esatto opposto di ciò che per decenni ha praticato e declinato concretamente la Democrazia Cristiana. E, pur di fronte ad uno scontro politico senza sconti, l’obiettivo della Dc non è mai stato quello di distruggere o di annientare l’avversario/nemico politico. Certo, la sinistra italiana ha sempre avuto nel suo DNA la tentazione di distruggere il “nemico” politico. O per via politica o per via giudiziaria. A cominciare, come ovvio, dalla esperienza concreta e tangibile della prima repubblica. Un vizio che resiste tuttora se è vero, com’è vero, che il Pd individua nell’attuale centro destra il nemico per eccellenza da battere al punto che persiste nella sua propaganda il tarlo dell’ormai eterno rischio del “ritorno del fascismo”.

E, specularmente - seppur in minor misura - non mancano gli attacchi dei settori più oltranzisti della destra alla sinistra sugli effetti nefasti “dell’ideologia comunista”. Anche su questo versante non possiamo non registrare un vecchio ritornello che evidenzia l’irriducibile volontà di distruggere il nemico politico attraverso la strada dell’anatema e dell’odio politico.

Ecco perché, forse, è giunto il momento per ripristinare un clima politico che respinga definitivamente al mittente ogni forma di radicalizzazione del conflitto politico, di estremizzazione del dialogo parlamentare e, in ultima analisi, di voglia di ripristinare la sub cultura degli “opposti estremismi”. C’è la speranza concreta che il “Centro” che si va formando nel nostro paese contribuisca in modo decisivo a spezzare una logica che già nel passato ha provocato una moltitudine di guai. Sotto il profilo politico, culturale, democratico e anche etico. 

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