Pd, divisi alla meta. Un partito in Bragantini di tela

Weekend congressuale per i democratici torinesi. Dietro l’unanimismo dell’elezione del nuovo segretario si moltiplicano correnti, componenti e clan. Il buon successo di “Sinistra in rete” e della mozione Marino agita la maggioranza, sempre più a geometria variabile. La presidenza dell’Assemblea è prenotata dai bindiani

 

Pd_micr Un Pd ostaggio delle correnti e una maggioranza col fiato corto. È il quadro che emerge dalle assise congressuali celebrate lo scorso fine settimana. Neppure la designazione unitaria di Paola Bragantini alla segreteria provinciale di Torino è riuscita a smorzare l’alto tasso di litigiosità in un partito balcanizzato in decine di componenti, gruppi e conventicole, dove tutti si guardano in cagnesco e l’elezione dei delegati è stata usata, in molte realtà, come una clava nella lotta interna di potere tra i cacicchi.

 

A Torino città prevale nettamente “Sinistra in rete” di Aldo Corgiat e Stefano Esposito che conquista cinque coordinatori su dieci: Fabrizio Oddone (circolo 1), Alberto Pilloni (3), Giulio Lambresa (4), Valentina Cremonini (7), Matteo Franceschini Beghini (8). I bindiani, guidati in Piemonte dal parlamentare Mauro Marino, si insediano al circolo 2 con Sergio Battistoni e al 9 con Salvatore Campagna. Roberto Placido piazza due “fedelissime”, Paola Berzano e Patrizia Chirico, rispettivamente al circolo di Borgo Vittoria-Lucento-Vallette e a quello di Barriera di Milano. A Mirafiori Sud il capogruppo a Palazzo Cisterna Claudio Lubatti è stato il deus ex machina dell’elezione di Silvio Maghenzani.

 

Pd_congresso_san_salvarioIl confronto più aspro si è registrato a San Salvario, dove all’uscente Beghini la nomenclatura della federazione ha tentato di contrapporre la candidatura di Marco Addonisio, sostenuto dal consigliere regionale Stefano Lepri e da un certo numero di truppe cammellate di ogni etnia e origine da far impallidire i congressi democristiani della prima repubblica. La sconfitta rimediata dai leader della nuova maggioranza in questo circolo – l’unico in città in cui si contrapponevano due candidati – getta una luce inquietante sulla tenuta di un asse che pare reggersi solo come temporaneo blocco di potere, troppo fragile per affrontare la gestione del partito.

 

E di questo dovrà tener conto la nuova segretaria che, da par suo, ieri si è agitata parecchio, a urne aperte, per condiscendere le volontà dei suoi grandi elettori. È stato decisivo l’intervento della Bragantini per autorizzare la sostituzione di un peone in lista al circolo 9 un con il nome di Marino, estromesso a Moncalieri dagli attaché di Davide Gariglio. L’esponente bindiano, che sembra aspiri alla presidenza dell’Assemblea provinciale, per un pelo ha rischiato di non entrare nel plenum di partito. Sempre la neo segretaria si è distinta, sorretta dal suo chaperon Placido, nella certificazione di una nuova componente, nata dalla frattura della mozione di Ignazio Marino. Da ieri, infatti, è ufficiale la presenza nel già complicato empireo democratico della sub componente, sempre mariniana, di Marco Bellion (in compagnia di Raffaele Barrina e Alessandra Guseo) che dopo aver incassato la nomina nel cda dell’Edisu – favorita da Placido per mettere in difficoltà Roberto Tricarico – è riuscito a far eleggere l’ex sindacalista cislino Antonio Buzzigoli.

 

A San Mauro le operazioni di voto sono andate per le lunghe. Al termine di un vivace confronto è stato rieletto il bersaniano (di rito cuntronian-benediniano) Rudy Lazzarini, consigliere comunale e coordinatore locale del Pd. Sconfitta Lucrezia Colurcio, sponsorizzata da buona parte del gruppo Consiliare sanmaurese e da “Sinistra in rete”.

 

Ora tutta l’attenzione si sposta sulla composizione dell’Assemblea provinciale, per tentare di delineare l’identikit di ognuno dei 250 delegati che la compongono. E se alta è la percentuale di coloro che sfuggono alle appartenenze di corrente, circa un terzo, basta una rapida analisi degli eletti per rendersi conto che la cosiddetta “nuova maggioranza” esce dal confronto congressuale un tantino ammaccata. I numeri di “Sinistra in rete”, con i suoi 5 coordinatori in città, 25 su 90 in provincia, 70 membri in assemblea (cui va aggiunta almeno una ventina di simpatizzanti non organici), rappresentano una spina nel fianco per l’asse Morgando-Placido-Gariglio e aggregati. Il segretario regionale esce con le ossa rotte, cannibalizzato da Lepri e Gariglio, porta a casa appena 8 eletti. Buona la prova della componente lettiana (di matrice laica) di Salvatore Gallo, vecchia lenza della politica subalpina, che strappa quasi una trentina di delegati. In Area democratica, ex e post franceschiniani, quasi una cinquantina di eletti, la parte cattolica di Lepri prevale sugli ex diessini guidati da Andrea Giorgis e Pasquale Centin e sui liberal di Alessandro Altamura. Giusi La Ganga si assicura due posti, per sé e per Rosaria Bertilaccio, quella che secondo molti potrebbe soffiargli all’ultimo la candidatura in Comune. Grande escluso il segretario uscente Gioacchino Cuntrò che, nonostante abbia fondato una corrente con Andrea Benedino e Federico Fornaro, non è stato presentato dal suo circolo.

 

Si tratta di vedere se questi dati ancora provvisori saranno confermati e se, soprattutto, prenderà piede l’ipotesi che aleggiava ieri sera in alcuni ambienti di via San Francesco d’Assisi di una possibile alleanza tra “Sinistra in rete” e la mozione Marino di Tricarico. A quanto sembra la somma delle due correnti potrebbe consentire di superare lo sbarramento del 35% previsto dallo Statuto per presentare un candidato alle primarie. Un accordo che, almeno sulla carta, pare assai più complicato per le altre componenti.

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