POLITICA & SANITÀ

126 miliardi per la sanità, Regioni ostaggio di De Luca

Ennesima fumata nera per il riparto delle risorse relative al 2022. Mai un ritardo del genere nella suddivisione de fondo nazionale. Il governatore della Campania continua ad alzare barricate e chiedere più soldi. Al Piemonte dovrebbero arrivare 8,776 miliardi

Tutte le Regioni ostaggio del governatore sceriffo. Ancora una volta nel mai così lungo e travagliato percorso verso l’approvazione del riparto del fondo sanitario regionale, Vincenzo De Luca fa sentire, anche nella veste di assessore alla Sanità ad interim della Campania, la sua voce tonante e blocca la distribuzione delle risorse per l’anno che ormai sta per terminare.

C’è qualcosa come 126 miliardi da dividere tra le Regioni e tutto resta, incomprensibilmente, fermo per la posizione contraria del presidente della Campania, irremovibile sulla sua richiesta di avere almeno 250 milioni in più rispetto ai conti fatti da Conferenza delle Regioni e Mef. Lo fa sostenendo, ormai da parecchi mesi, che la sua regione viene penalizzata dall’età media della popolazione di 42 anni rispetto alla media nazionale di 45, per non dire nel confronto con regioni assai più anziane, come nel caso del Piemonte ma non solo.

Ieri il superamento dell’impasse pareva più che a portata di mano. Gli assessori alla Sanità collegati in videoconferenza avevano, di fatto, raggiunto l’accordo sull’ultimo schema elaborato dalla commissione Salute coordinata dall’emiliano-romagnolo Raffaele Donini, con alcuni passaggi importanti come quello sulle spese dell’energia. A questo proposito Luigi Icardi, titolare della Sanità nella giunta di Alberto Cirio, nei giorni scorsi aveva sollevato una questione di non poco conto: “Assegnare le risorse per l’aumento delle bollette solo in base agli abitanti sarebbe stata un’evidente stortura, è evidente a tutti come le spese per il riscaldamento non siano uguali in una regione del Nord e in una del Sud. Chi può mettere in dubbio che si spenda più di riscaldamento a Cuneo rispetto che a Catanzaro?”. Obiezione accolta, come si direbbe in un film di Perry Mason.

Così il Piemonte incassa una ventina di milioni in più per i rincari energetici che, a una stima prudente, peserebbero non meno di 120 milioni. Ma anche quella cifra rischia di continuare a ballare fin quando a suonare la musica nell’organismo presieduto da Massimiliano Fedriga, sarà il governatore campano viepiù ringalluzzito dalla battaglia ingaggiata con il ministro leghista Roberto Calderoli sul fronte dell’Autonomia. Il primo definisce “sgangherata la bozza di proposta di legge”, il secondo ribatte dicendo di non capire “se chi parla in questi giorni sia De Luca, Crozza che fa De Luca, o un terzo De Luca”. Un battibecco che, ormai tra governatori e assessori ansiosi di chiudere la questione del riparto appare chiaro quanto pesi anche su questa vicenda che non trova precedenti in fatto di lungaggine. 

“Non è possibile arrivare a fine novembre senza che si possa sapere quanto abbiamo a diposizione per il sistema sanitario. Se chi urla più forte ottiene quel che vuole, allora siamo capaci di urlare anche noi”, sbotta Icardi che, legittimamente, può rivendicare tempi decisamente assai più brevi e primaverili quando era lui a coordinare la commissione Salute.

In base agli ultimi calcoli al Piemonte per il 2022 dovrebbero spettare 8 miliardi 776 milioni di euro. Cifra di tutto rispetto, ma che al netto degli oltre 300 milioni per l’emergenza Covid promessi e mai arrivati, potrebbe ancora cambiare. Ieri si è discusso fino a sera, tra qualche pausa di riflessione e vani tentativi di mediazione, senza arrivare a una soluzione. L’ipotesi di un ennesimo rimbalzo al ministero del dossier resta sul tavolo. Oggi si torna a discutere sull’ennesima bozza di riparto, senza troppe illusioni su un De Luca che rinunci a continuare nella sfida all’Ok Korral sulla sanità.

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