AVVISO AI NAUFRAGHI

La “rifondazione” del centrodestra

L’alemanniano Vignale lancia, assieme all'europarlamentare Fidanza, un manifesto per il dopo Berlusconi. Punti cardine: selezione meritocratica della classe dirigente, codice etico e primarie a ogni livello

Merito, trasparenza, militanza. Ruota attorno a queste tre parole chiave il manifesto “per ricostruire il centrodestra” elaborato  a quattro mani da Gian Luca Vignale e Carlo Fidanza, dirigenti di spicco della cosiddetta “destra sociale”, l’area che ha nel sindaco di Roma Gianni Alemanno il proprio riferimento nazionale. «È oramai evidente che il Popolo della Libertà sia in caduta libera – spiega il consigliere regionale, che a Palazzo Lascaris siede tra i banchi di Progett’Azione -. L’immagine del nostro partito è stata infatti irreparabilmente incrinata a causa di esponenti sempre più lontani dai cittadini. Anche in Piemonte abbiamo pagato troppe scelte rivelatesi incomprensibili per i nostri elettori e che, anziché accrescere, hanno deluso la passione e l’impegno nella politica dei cittadini e degli amministratori». In questo quadro di macerie, nel quale il lider maximo sembra prigioniero di un incantesimo e continua a rinviare ogni decisione, «non possiamo permettere che gli errori e i tatticismi delle classi dirigenti compromettano il lavoro di quelle tante persone che continuano a metterci la faccia».

 

Non si tratta solo di non disperdere un patrimonio di consensi e mandare al macero una storia che, seppur breve, ha comunque segnato il Paese e il Piemonte: «Abbiamo il dovere morale e civile di rifondare il centrodestra su nuovi presupposti, con nuove regole e ammettendo i gravi errori che sono stati commessi nella selezione della classe dirigente regionale del Pdl – sostiene Vignale assieme all’europarlamentare Fidanza -. Soltanto una rapida, radicale e sincera autocritica, un processo di valutazione senza auto-assoluzioni, può permetterci di ripulire l’onore macchiato di tanta gente perbene che sostiene e rappresenta ai più diversi livelli il Popolo della Libertà».

 

Da qui l’idea dell’appello rivolto a tutti i colleghi europei, regionali, comunali e a tutti i militanti, «a chiunque creda con noi in un centrodestra nuovo, rinnovato e che parta dai valori che l’hanno sempre caratterizzato» di sottoscrivere un manifesto di rifondazione. Nel documento, che verrà lanciato pubblicamente nei prossimi giorni, vengono elencati i punti caratterizzanti del nuovo corso. Anzitutto, è necessario «porre alla base della selezione della classe dirigente i valori del merito e della militanza: le candidature devono essere riservate in via prioritaria a coloro che hanno dedicato anni all’attività sul territorio. I non iscritti al partito potranno essere candidati solo a fronte di rilevanti e specifiche competenze professionali attentamente vagliate dagli organismi competenti». E comunque è opportuno imporre il limite di due mandati a ogni livello istituzionale e abolire listini regionali e liste bloccate.

 

Inoltre, va introdotto un codice etico che preveda «il vaglio delle candidature da parte di un Comitato di garanti che valutino pendenze, pregressi e posizioni compromettenti;  l’espulsione dei condannati in primo grado per reati contro la Pubblica  Amministrazione o infamanti, e un tetto di spesa per le campagne elettorali.

 

Sul fronte dell’azione nelle istituzioni il “manifesto” prevede la trasparenza «assoluta» nell’utilizzo dei fondi pubblici (i bilanci dei gruppi consiliari e dei coordinamenti del partito devono essere certificati da organismi appositi e pubblicati su internet), così come negli enti vanno nominate persone che «presentino una specifica competenza professionale». Infine, le primarie per la scelta di candidati sindaci, presidenti di provincia e di Regione e dei parlamentari, e l’elezione «dal basso» di tutti gli organi di partito, dai coordinatori circoscrizionali al coordinatore nazionale.

 

Concludono Vignale e Fidanza: «Abbiamo il dovere di ripartire dai nostri valori, dalle nostre idee, spiegando ai piemontesi cosa abbiamo fatto e perché, cosa non siamo riusciti a fare e per quali ragioni, cosa vogliamo ancora proporre e dove reperiremo le risorse per farlo e come ricostruiremo insieme un nuovo e più solido progetto politico, in grado di trarre dalla sconfitta del Pdl il giusto insegnamento per un più solido, democratico e trasparente soggetto politico».

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