POLITICHE 2013

Chi va a Roma? Nervi tesi tra i 5 Stelle

Bertola minaccia di andarsene dopo un alterco su Facebook con Bono. A nessuno piacciono i criteri di selezione imposti da Grillo e Casaleggio, mentre ancora non sono stati pubblicati i nomi dei candidati. E spuntano le prime cordate

ZIO BEPPE cerca parlamentari

“Visto che dici di non farcela a vivere con 1.000 euro al mese puoi ridurre il tuo impegno politico e dimetterti” Davide Bono dixit. Non è la prima volta che i grillini lavano i loro panni sporchi su Facebook, ma certo questo esordio sulla scena nazionale, in occasione della prossima tornata elettorale, sta provocando una vera e propria crisi di nervi. L’ultimo scontro è quello tra il capogruppo in Regione Piemonte Bono e il suo omologo in Sala Rossa Vittorio Bertola. Il Movimento 5 Stelle è alle prese con il nuovo regolamento stilato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per le candidature alle Politiche 2013: solo chi è stato già nelle liste del Movimento alle passate elezioni può correre per il Parlamento e strada sbarrata a chi è già stato eletto. Un criterio quest’ultimo che ha azzoppato le «legittime» ambizioni di Bertola, pronto a sbarcare a Roma, dopo due anni a Palazzo di Città. Nulla da fare: nella comunità in cui tutto si decide insieme, ancora una volta il verbo è piovuto dall’alto. Così è se vi pare. Il tentativo dei vertici è chiaro: evitare “infiltrati”, gli “Scilipoti” dell’ultima ora, o non meglio identificati signori delle tessere come Mario Busuito, sindacalista Uil, pronto nei giorni scorsi a fare proseliti tra i colleghi d’azienda per cercare sostenitori alla sua prossima candidatura nel Movimento 5 Stelle.

 

Ma non si potevano adottare altri criteri? Il dibattito sui social network è accesissimo, alla base non piacciono («queste regole mi sembrano uscite più da un rigoroso e conservatore club inglese» è uno dei commenti più benevoli, postato da Claudio Danzero). E tra i grillini iniziano a prendere forma le prime mini cordate, come denunciano alcuni attivisti. C’è chi si sente messo da parte, come Vittorio Bertola, secondo il quale tra «chi già si è esposto in passato sarebbe più logico mandare in Parlamento i candidati giudicati migliori all’epoca e già esperti, e far entrare gli altri a fare esperienza in Comune, anziché l’opposto» e poi minaccia addirittura di andarsene «e poi non lamentatevi se lo faccio». Anche il suo omonimo, Giorgio Bertola, figura storica del Movimento, ammette: «vivo questa situazione come una grande ingiustizia». Ma per lui, secondo le insinuazioni del Bertola Vittorio ci sarebbe chi sta lavorando sottotraccia. E poi si fa profeta di sventure: «comunque vada, questi giorni lasceranno macerie pesanti a livello locale: credo che quello che sta accadendo in queste ore stia sancendo la nascita delle correnti e delle classiche dinamiche di partito al nostro interno».

 

Insomma, con un partito che sfiora il 20%, l’exploit siciliano appena passato e una campagna elettorale che si preannuncerebbe tutta in discesa, anche tra i 5 Stelle emergono quelle dinamiche umane che hanno reso imperfetti tutti i partiti: l’ambizione personale, la voglia di misurarsi, il sospetto nei confronti di possibili competitor, e perché no un pizzico di invidia per chi sembra in pole position. Il clima di caccia alle streghe è pericoloso. Lo spiega molto bene Massimo Ivaldi, sempre su Facebook: «Il Movimento vive il Terrore prima ancora della Rivoluzione, le teste già cadono, ed io non mi sento certo un boia né godo allo spettacolo delle decapitazioni». Il riferimento è ai Favia e alle Salsi, letteralmente travolti da insulti piovuti attraverso la rete sui loro profili, per aver “anteposto il loro personalismo al bene del Movimento”. La lista dei candidati non è ancora stata resa nota: questione di giorni e gli attivisti potranno scatenarsi on line per votare il loro preferito: i più cliccati andranno a Roma.

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