FINANZA & POTERI

Palenzona alla caccia grossa: nel mirino Acri (e Unicredit)

Dal trampolino della Crt "Furbizio" cerca di balzare al vertice della potente associazione (che pesa sulla nomina del vertice di Cdp). Deve fare i conti con Guzzetti e il colosso Cariplo senza l'appoggio di Messina. Il sogno (impossibile): tornare in piazza Gae Aulenti

Boots on the ground. Mettere gli scarponi sul terreno è inevitabile per Fabrizio Palenzona in vista della sua ennesima battaglia per l’ennesima poltrona cui aspira a poggiare il suo poderoso lato B che spesso, unito a indiscussa abilità, ha incarnato alla perfezione la metafora mutando in fattore C. Terreno curato come un campo da golf, ma insidioso come un acquitrino fitto di sabbie mobili, quello della finanza, le impronte di big Fabrizio le sta già mostrando tutte, disegnando giorno dopo giorno una mappa di contatti e relazioni che conducono (almeno) a due possibili mete. Anche qui la storia del soi-disant “credente peccatore” soccorre e ricorda che le sue vie non saranno proprio infinite, ma poco ci manca.

Non stupisce, quindi, se come ampiamente previsto Furbizio abbia ben presto incominciato a far flettere sotto la sua mole quel trampolino che è la Fondazione Crt di cui nella primavera scorsa ha conquistato la presidenza, pronto a lanciarsi verso ulteriori obiettivi. Non è altrettanto un mistero che nei suoi piani, già quando lavorava per sconfiggere l’ex discepolo e un tempo amico Giovanni Quaglia nel duello per la cassaforte di via XX Settembre avesse ben in mente la successiva conquista. Ovvero la guida dell’Acri, potentissima associazione della Casse di Risparmio e delle fondazioni di origine bancaria il cui peso si eserciterà su un altro importante tavolo come quello per la designazione del futuro presidente di Cassa Depositi e Prestiti.

Mira, quella del fu regno ventennale di Giuseppe Guzzetti, che resta prioritaria nella road map del “camionista di Tortona”, alla quale tuttavia come le citate impronte raccontano non disdegna di unire, nel collaudato piano teso a non restare mai a mani vuote, pure quel che sarebbe un gran ritorno, con annessa promozione. I movimenti e i contatti di Furbizio indicano sempre più chiaramente come egli non riesca a nascondere (e forse neppure lo vuole) più di tanto l’idea di tornare in Unicredit, il colosso bancario di cui fino al 2017 fu vicepresidente, assumendo il ruolo oggi di Piercarlo Padoan, ma domani difficilmente ancora dell’ex ministro del Pd, ritenuto troppo schierato politicamente e comunque un corso esaurito.

Due strade parallele che il politico democristiano diventato banchiere transitando lungo le potenti corsie dell’autotrasporto e della logistica (e pure del volo con la presidenza, tra le tante, degli Aeroporti di Roma), percorre con il mestiere che nessuno può negargli. E con la capacità di prevedere svolte qualora gli si parino davanti ostacoli. Eventualità, questa che non può certo escludere lungo il cammino verso la successione a Francesco Profumo al vertice di Acri quando, tra un po’ di mesi l’ex ministro del governo col loden lascerà la presidenza della Compagnia di San Paolo e di conseguenza pure il testimone ricevuto da Guzzetti, pronto dopo un anno di freezing a subentrare a Gian Maria Gros-Pietro alla presidenza di Intesa-SanPaolo. 

Di Guzzetti, per dar l’idea restando in tema, spiegano che è abituato a fare un passo dopo l’altro, lentamente ma sempre arrivando dove deve, come gli alpini. E questo per Palenzona non è affatto confortante, giacché è noto come il grande vecchio della finanza bianca lombarda non propenda affatto per il panzer di Tortona, avendo da tempo in mente come suo indiretto successore Giovanni Azzone, attuale presidente di Fondazione Cariplo. Non sfugge che l’ex rettore del Politecnico di Milano sia su quella poltrona proprio grazie soprattutto a Guzzetti che vinse pure su uno del calibro del ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, costretto a vedere sconfitto il suo candidato Ferruccio Resta. E proprio quello scotto subito, insieme alle ruggini cresciute attorno a Prelios (il gruppo real estate di cui Palenzona è presidente) e a operazioni in quel di Sesto San Giovanni, vedono Messina tutt’altro che incline a spendersi per Palenzona. Il quale, muovendo anch’egli passi seppure meno cadenzati di quelli di Guzzetti, cerca sostegni e alleanza a destra e a manca in quel mondo che conosce come le sue tasche. Tant’è che per gli appoggi più solidi starebbe lavorando sulla Fondazione Cr Firenze presieduta da pochi giorni da Bernabò Bocca, al cui matrimonio con Benedetta Geronzi nel 2007 a Roma non mancò tra gli invitati proprio Big Fabrizio. La cassaforte fiorentina è una di quelle di maggior peso nella complessa partita per la successione a Profumo e questo è ben chiaro all’aspirante piemontese pronto a sfidare Guzzetti e il colosso Cariplo, senza però rischiare fino a lasciarci troppe penne, memore di ciò che è occorso causa sua a Quaglia.

Anche in questo non improbabile scenario va, dunque, vista la seconda strada imboccata dal “camionista di Tortona” e diretta alla torre di piazza Gae Aulenti. C’è chi, conoscendo bene Palenzona, non escluderebbe affatto un suo pur davvero rapido (e con tutte le possibili conseguenze) trasloco da Torino a Milano nel caso in cui la poltrona oggi di Padoan domani si rendesse disponibile ad accogliere colui che con Federico Ghizzoni, ne fu a lungo vice con ampi poteri e con un ruolo per molti versi all’epoca cruciale, favorendo la fusione con Capitalia grazie anche alle sue relazioni ampiamente trasversali, dal Pd a Forza Italia, in particolare con Gianni Letta. Passati un bel po’ d’anni, l’allora numero due non ha mai smesso di seguire il colosso di cui la Fondazione Crt è tra gli azionisti con l’1,9, guardando (e lavorando) alle possibili nozze con Bpm di cui sempre la cassaforte torinese detiene l’1,8 del pacchetto azionario. L’attuale amministratore delegato Andrea Orcel è saldamente in sella, così come è data altrettanto piuttosto certa la riconferma. Diverso il caso di Padoan sul quale, nonostante la fiducia dello stesso Orcel che lo gradirebbe ancora lì, si mostrano segnali non proprio positivi per la sua collocazione politica. Già colti dal sempre attento Furbizio, quindi altrettanto rapido a tracciare la seconda via su cui svoltare nel caso in cui lungo quella verso l’Acri dovesse incontrare non improbabili quanto insormontabili ostacoli. 

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