MISTERI CONTABILI

Fassino “dimentica” 1,5 miliardi

E' l'ammontare dei cosiddetti residui attivi, secondo il rendiconto 2011: multe, concessioni, oneri di urbanizzazione. Mai riscossi da Palazzo Civico. E pensare che basterebbe meno del 20% di tale somma per rientrare nel patto di stabilità, evitando svendite

Piero Fassino è un pessimo pagatore, come testimoniano, tra le tante sofferenze, i 250 milioni di debiti contratti con Iren per bollette non pagate, non è di sicuro un buon venditore (vedi le difficoltà incontrate nelle dismissioni delle società pubbliche) ora viene fuori che non è neanche un bravo esattore, anzi. Dal rendiconto 2011 del Comune di Torino si evince come Palazzo Civico vanti 1,5 miliardi di residui attivi: crediti accumulati nel tempo, di cui non è chiaro fino a che punto siano ancora esigibili. Se, per ipotesi, l’amministrazione riuscisse a incassarli tutti ridurrebbe di almeno un terzo il proprio debito monstre.  Altro che patto di stabilità o dismissioni sul filo di lana.

 

Ieri la Sala Rossa ha approvato in extremis modifiche allo statuto di Gtt – l’azienda dei trasporti pubblici – per renderla più appetibile a eventuali acquirenti. Dalla cessione del 49% di questa società il Comune conta di incassare 112 milioni di euro. Come noto, l'amministrazione è alla disperata ricerca di 280 milioni per rientrare nel patto di stabilità: basterebbe recuperare il 20% dei crediti accumulati negli anni e le casse tornerebbero a rimpinguarsi..

 

Ma chi sono i debitori? Innanzitutto i cittadini torinesi, per 327 milioni di servizi non pagati, di cui 250 di multe arretrate, 38 per la refezione, 19 per occupazione di suolo pubblico, 7 milioni di concessioni immobiliari; 13 sono i milioni di affitti non riscossi e poi altri “spiccioli”. Ulteriore pesante voce in questa grande fetta da incassare sono gli oneri di urbanizzazione. I costruttori saranno in crisi, come spesso lamentano, ma non appare anno in cui non si registri una crescita delle concessioni e quindi dei conseguenti oneri di urbanizzazione e di edificazione: peccato che di pari passo non si riscontri la reale riscossione di tali oneri da parte della amministrazione. Al 31 dicembre scorso, sempre nel rendiconto 2011, risultano 130 i milioni non riscossi dai costruttori, l’anno prima erano 100.

 

La vicenda pone una serie di interrogativi. Il primo: si tratta effettivamente di crediti esigibili? E se sì cosa sta facendo il Comune per recuperare questo denaro? E se, invece, si tratta di somme che per un motivo o l’altro nelle casse di Palazzo Civico non entreranni mai perché continuano a essere iscritte a bilancio? E ancora, a questo punto non potrebbe essere utile una sanatoria o, con linguaggio più politically correct, un rientro concordato? Non è tutto. Visto che in alcuni casi (e si tratta di cifre tutt’altro che trascurabili) sono i costruttori a essere in debito, è possibile conoscere i nomi di tali imprese e sapere se continuano, nonostante le loro inadempienze a lavorare per il Comune di Torino? Domande che Lo Spiffero recapita direttamente all’assessore al Bilancio Gianguido Passoni, che entro un mese avrà il compito di chiudere uno dei più drammatici bilanci degli ultimi venti anni. 

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