PISTOLA TRICOLORE

Caso Pozzolo, sull'arma il Dna del figlio del caposcorta di Delmastro

Gli esami hanno rivelato che la terza traccia rinvenuta sulla pistola del deputato di Fratelli d'Italia appartiene a Maverick Morello. Agli inquirenti ha affermato di aver preso il mini-revolver dopo lo sparo, poi il padre l'ha riposta su una mensola

È il figlio del caposcorta di Delmastro la terza persona che ha toccato la pistola dello sparo alla festa di Capodanno a Rosazza (Biella). L’arma da cui è partito il colpo che ha ferito Luca Campana, 31 anni, è di proprietà del deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo e a rivelare il terzo coinvolgimento nell’intricata vicenda sono gli esami del Dna sulle tre tracce isolate dai Ris di Parma.

La prima traccia individuata era di Pozzolo in quanto proprietario, che l’aveva portata a Rosazza quando ormai la festa di Capodanno stava per finire. Ma anche Pablito Morello, caposcorta del sottosegretario Andrea Delmastro, presente al cenone con la sorella Francesca, sindaca del piccolo comune, ha ammesso di aver toccato il mini revolver per metterlo in sicurezza dopo che era partito lo sparo.

Adesso spunta una terza traccia, quella di Maverick Morello, figlio di Pablito e cognato del ferito, una guardia giurata, che aveva iniziato lo scorso dicembre a Verbania Pallanza un corso per diventare agente penitenziario alla Scuola di formazione e aggiornamento del ministero della Giustizia. Era stato sentito in un secondo momento in Procura e aveva subito chiarito di aver preso l’arma dopo lo sparo per “consegnarla nelle mani di mio papà”, il quale l’aveva poi sistemata su una mensola. Sempre Morello figlio aveva sottolineato di averla presa dalle mani di Pozzolo. Riguardo alla scena dello sparo, il giovane ha precisato: “In quel momento non stavo guardando. Ho sentito, subito prima, dire la frase: Ma allora la pistola è vera? Dopo che è successo il fatto ho visto Pozzolo da solo. Era seduto, immobile” ha concluso Maverick Morello, che è stato sentito dopo la seconda chiamata in procura del padre Pablito. “Ho appoggiato sopra la mano e ho sentito un forte calore. Ho capito che era partito un colpo” aveva detto il caposcorta nel raccontare l’accaduto nell’immediato ai carabinieri che erano intervenuti mentre Luca Campana veniva portato in ospedale. Si attendono ora le analisi balistiche ordinate dalla Procura di Biella per avere l’esatta ricostruzione della dinamica di quanto avvenuto quella notte.

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