DIRITTI & ROVESCI

Celle sovraffollate, carceri al collasso. Appello da Torino: "Basta suicidi"

Maratona promossa dalla Camera penale del Piemonte occidentale per lanciare l'ennesimo allarme sullo stato comatoso del sistema carcerario. 51 detenuti (di cui cinque fra Vallette, Cuneo, Biella e Novara) si sono tolti la vita in soli sei mesi

Associazioni, garanti dei diritti dei detenuti, magistrati, poliziotti e soprattutto avvocati: in tanti, per più di tre ore, oggi a Torino si sono alternati su un palco allestito in piazza Arbarello in una maratona oratoria per denunciare il problema dei suicidi nelle carceri. I numeri sono quelli di un’emergenza ormai non più rinviabile: 51 detenuti (di cui cinque fra Torino, Cuneo, Biella e Novara) e 5 appartenenti al personale penitenziario si sono tolti la vita in soli sei mesi del 2024, contro i 28 dello stesso periodo dello scorso anno, ma ci sono altre 56 vittime per le quali sono ancora numerosi i casi di cause da accertare e per le quali non si può escludere nulla. Un contesto nel quale si registrano aggressioni agli agenti di penitenziaria (finora 951), e dall’aumento di manifestazioni di protesta collettive (604 contro 440), ferimenti (296 contro 264) e colluttazioni (2.223 contro 2.055).

L’iniziativa torinese è stata promossa dalla Camera penale del Piemonte occidentale “Vittorio Chiusano” e sostenuta da diverse sigle. «Le nostre carceri grondano sangue», ha commentato Emilia Rossi, avvocato penalista, ex componente dell’Ufficio del garante nazionale. «Dobbiamo smuovere le coscienze di chi siede in Parlamento e nel Consiglio dei ministri – ha affermato Davide Mosso, dell’Osservatorio carceri dell’Ucpi, aprendo la maratona – perché si dica “basta” e si prendano provvedimenti». Susanna Ronconi, ex brigatista oggi impegnata nell’associazione Forum Droghe, ha messo l’accento sul fenomeno degli stupefacenti: «Senza i detenuti per reati connessi alla droga non ci sarebbe più sovraffollamento e, anzi, si otterrebbe un utilizzo di posti dell’80 o 90%. Modificare l’ordinamento sugli stupefacenti è essenziale. Magari depenalizzando alcune condotte: perché si deve finire in carcere per avere coltivato due piantine di marjuana per consumo personale?». Igor Boni, esponente radicale, ha cominciato il suo intervento citando quanto gli disse un detenuto ad Asti: «Il miglior ministro della giustizia è stato il Covid, perché durante la pandemia si sono ampliate le maglie dentro il carcere e sono aumentati i contatti con i familiari. Per il resto, i ministri che si sono succeduti hanno prodotto, quando è andata bene, solo parole». Cosa impedisce allora di affrontare di petto il problema? «È un tema – ha osservato l’avvocato Luigi Chiappero – di cui la politica non si occupa perché non porta voti».

Particolarmente grave la situazione alle Vallette. «Per le condizioni in cui si trova, il carcere di Torino sarebbe da abbattere. E noi stiamo valutando una forma di protesta: quella di incatenarci ai cancelli – ha detto Gerardo Romano, del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, intervenuto anche lui alla maratona –. La situazione del personale di polizia è drammatica e vi invito a trascorrere con noi una giornata dalle 7 alle 24. Al Lorusso e Cotugno ci sono 1.500 detenuti per una capienza massima di mille. Ci sono blatte, pantegane. È una fogna. Oggi le carceri non rieducano nessuno: sono un’università del crimine. Ed è da quarant’anni che ci raccontano balle: dicono che arruolano agenti di continuo, ma per cinquemila unità che sono andate in pensione i nuovi innesti sono stati solo quattromila. La soluzione è che il governo dichiari lo stato di emergenza per le carceri». Parole che dovrebbero suonare alle orecchie di Andrea Delmastro, esponente biellese di Fratelli d’Italia che da sottosegretario alla Giustizia ha proprio la delega sul sistema carcerario.

Qualche risposta potrebbe arrivare oggi dal Consiglio dei ministri convocato per le 17 nel quale è all’ordine del giorno un provvedimento recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del ministero della Giustizia. Il dl prevede misure per la semplificazione e velocizzazione delle procedure per la libertà anticipata ai detenuti che ne abbiano il diritto. In occasione “di ogni istanza di accesso alle misure alternative alla detenzione o ad altri benefici analoghi, rispetto ai quali nel computo della misura della pena espiata è rilevante la liberazione anticipata” il magistrato di sorveglianza “accerta la sussistenza dei presupposti per la concessione della liberazione anticipata in relazione ad ogni semestre precedente”, si legge nella bozza del dl visionata dall’Agi, l’istanza “può essere presentata a decorrere dal termine di novanta giorni antecedente al maturare dei presupposti per l’accesso alle misure alternative alla detenzione o agli altri benefici analoghi”. Le detrazioni non saranno riconosciute “qualora durante il periodo di esecuzione della pena il condannato non abbia partecipato all'opera di rieducazione”, si legge ancora in un altro passaggio del dl. L’articolo dieci del decreto legge modifica l’articolo 314 del codice penale sull’Indebita destinazione di denaro o cose mobili: “Fuori dei casi previsti dall’articolo 314, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, li destina ad un uso diverso da quel previsto da specifiche disposizioni di legge o da atti aventi forza di legge dai quali non residuano margini di discrezionalità e intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”, si legge. Il dl prevede, tra l’altro, anche un elenco di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti, un incremento del numero dei colloqui telefonici settimanali e mensili e l’assunzione di personale degli istituti penitenziari.

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