NUDI ALLA META

Fassino almeno ringrazi i torinesi

Il capoluogo rientra nel Patto di stabilità tra gli osanna del sindaco che però dimentica di riconoscere il peso sobbarcato dai cittadini, i più tartassati d’Italia, e che ora saranno assai più poveri non possedendo più i gioielli di famiglia

Dai e dai, (s)vendi e (s)vendi, Torino rientra (pare) nel patto di stabilità. Sembra, addirittura, con le congratulazioni del Presidente del Consiglio Monti che ha riconosciuto nel sindaco Piero Fassino un suo fedele allievo nella pratica del rigore nella gestione dei conti pubblici. Esultante per questa notizia, ho provato a chiedere ad alcuni conoscenti se condividevano con me la gioia di questo fatto strabiliante (considerato che, fino a qualche giorno fa, tutto sembrava ancora in alto mare). La richiesta li ha lasciati del tutto indifferenti. Da un lato ignoravano (né poteva essere altrimenti non essendo addetti ai lavori) che cosa fosse il patto di stabilità, e che cosa significasse uscirne o rientrarne (e questo la dice lunga sul come i cittadini possano vivere tutte queste vicende che riempiono la bocca ai governanti, che però non si degnano mai di spiegare). Dall’altro, udendo alcuni chiarimenti dati in merito a questo “patto” curioso (che non è un accordo, come direbbe la parola, ma un’imposizione del Governo) ed ai benefici che ne derivano dal suo rispetto (con conseguenti sanzioni per la Città di Torino che non l’ha rispettato nel 2012), le domande sono state immediate: ma allora, se Torino non sarà più multata, pagheremo meno Imu (erano tutti reduci dall’aver versato, da pochi giorni, il saldo dell’imposta)? E quali altri benefici avremo?

 

Fui costretto a dire loro (in questo caso diventando anch’io seguace di Monti) che le sofferenze (fiscali) sono ben al di là di essere terminate. Che anzi il 2013, da questo punto di vista, sarà un anno ancora più pesante. Ci saranno le conseguenze dell’aumento dell’addizionale IRPEF, stabilita dal Comune di Torino nella misura massima consentita: 0,8%, che graverà sull’intero reddito se superiore a 11.200 euro (fino a questo importo non si paga), ed i lavoratori se ne accorgeranno coi prossimi conguagli fiscali. Il Comune applicherà sulla Tares – che è la nuova imposta sui rifiuti e sui servizi che sostituirà, dal 2013, la tassa raccolta rifiuti – una maggiorazione dello 0,30% per pagare i cosiddetti servizi indivisibili: illuminazione, manutenzione strade, polizia urbana, ecc.. Che, al di là degli annunci vittoriosi dati in merito al rientro nel patto di stabilità (fatto derivante soltanto da alcuni meccanismi matematici fine a se stessi e senza alcuna correlazione con le reali condizioni finanziarie dell’ente), l’indebitamento del Comune era così elevato che anche negli anni e venire avrebbe, comunque, comportato la massima “spremitura” dei cittadini per la sua estinzione.

 

A questo punto, s’è aperto un mini dibattito. Le obiezioni degli interlocutori non erano prive di fondamento. Ma l’Imu – anche questa applicata a Torino alle massime aliquote consentite – non doveva proprio servire a rientrare in questo misterioso patto di stabilità? Ma perché si chiede una maggiorazione sulla Tares per pagare alcune spese specifiche che prima venivano coperte con le tasse generali? Ed allora queste per quali spese saranno utilizzate? Visto poi che la maggiorazione sulla Tares dovrebbe servire per pagare quegli strani  “servizi indivisibili”, come potremo essere certi che il suo gettito sarà effettivamente devoluto ad essi – potendo così avere migliore illuminazione, meno strade gruviera, più vigili a tutelarci -, e non a tappare quelle voragini di debito presenti a Palazzo di Città? Poi, in fondo, la domanda che corre di necessità è sempre la stessa: ma se il Comune, per rientrare in questo dannato patto, ha dovuto (s)vendere molti dei suoi beni più pregiati, comperati coi soldi dei suoi cittadini - i quali, in tutta questa vicenda, sono stati gli “assoluti ignorati” anche da parte delle opposizioni, anch’esse prestatesi alle artificiose soluzioni -, cosa farà in futuro per trovare quelle risorse aggiuntive necessarie a tappare quei buchi finanziari immensi? E’ vero che il ricambio politico trasferisce ai successori le disinvolte politiche dei predecessori ma, vivaddio, ci saranno sempre degli eredi che dovranno farsi carico del malgoverno dei predecessori.

 

Terminata la mini discussione, l’indifferenza manifestata inizialmente s’è trasformata in una smorfia di disgusto. Perché dovremmo essere grati a chi ha fatto l’impresa di questo rientro se a noi non ne viene nulla? Forse il Presidente del Consiglio, oltre che a rallegrarsi con il sindaco, poteva anche avere una parola di ringraziamento per i torinesi che si sono sobbarcati il peso di essere tra i cittadini più tartassati di tasse d’Italia e che, d’ora innanzi, saranno assai più poveri non possedendo più molti dei gioielli di famiglia. Forse anche loro hanno dato una mano per raggiungere l’obiettivo.

 

A conti fatti, se il sindaco s’è preso l’elogio, anche i cittadini l’avrebbero gradito. Se non l’ha fatto Monti, allora lo faccia almeno Fassino. Se non lo farà neppure lui, ai torinesi non resterà che andare in giro dicendo di essere “mazziati e cornuti”.

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