Porti, riforma ancora in rada. Cirio tiene la rotta su Genova
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 24 Agosto 2024A settembre le presidenze di 9 Authority "scoperte". Il viceministro Rixi chiede un'accelerazione sul ridisegno della portualità. Per il Piemonte l'occasione di entrare nella governance dello scalo ligure. Il governatore deve guardarsi dalla concorrenza emiliana
S’accavallano come le onde di un mare agitato gli avvenimenti che connoteranno il prossimo autunno sul fronte del porto di Genova. Il voto per ridare alla Liguria un suo governo regionale s’intreccerà, negli stessi giorni di novembre, con il processo all’ex governatore Giovanni Toti e agli altri imputati nell’inchiesta che ha come fulcro proprio lo scalo genovese e i rapporti tra politica e imprenditoria delle banchine. Ma ancor prima, mentre il 30 settembre scadrà il termine per la presentazione delle candidature degli aspiranti presidenti di 9 Autorità Portuali, tra cui quella del Mar Ligure Occidentale, il Governo accogliendo la sollecitazione del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, potrebbe imprimere un’accelerazione sull’avvio della tanto attesa riforma della portualità italiana.
Pur con tutte le accelerazioni del caso, quello della riforma dei porti e il rafforzamento delle loro governance, come sottolineato ancora recentemente dallo stesso Rixi, si annuncia per nulla breve e non poco complicato considerato il vasto numero di stakeholder e le istanze non sempre coincidenti, per non dire dei due dicasteri, quello in capo a Matteo Salvini e quello delle Politiche del Mare retto da Nello Musumeci. Una navigazione che si annuncia perigliosa quella nel mare magnum di interessi, necessità di adeguamento ai sistemi di altri Paesi europei e non, aggiornamenti legati alle tematiche ambientali e a nuovi scenari economici, ma anche proprio a quelle governance che, al di là della vicenda genovese, hanno mostrato spesso più di un limite.
Mentre tra un paio di mesi l’attenzione si concentrerà sui nomi dei papabili a rivestire il ruolo ricoperto fino al suo arresto ai primi di maggio, da Paolo Emilio Signorini e oggi affidato in veste commissariale all’ammiraglio Massimo Seno a sua volta subentrato al precedente commissario Paolo Piacenza indagato per abuso d’ufficio, lo sguardo sul futuro del porto si allunga anche proprio verso l’attesa riforma.
Tra i molti interessati al ridisegno normativo e organizzativo della portualità italiana, con l’attenzione sullo scalo genovese ma anche quello savonese di Vado, c’è anche la Regione Piemonte e in particolare il suo presidente. Nel corso della precedente legislatura regionale, Alberto Cirio aveva manifestato il concreto interesse a una partecipazione attiva del Piemonte nella politica dello scalo ligure, in un solido ragionamento che si basava e si basa tuttora sul ruolo sempre più pesante del territorio piemontese in funzione di retroporto.
“La nostra Regione – aveva spiegato già nell’autunno del 2023 – sta dismettendo quote da molti enti nei quali una nostra partecipazione non ha più molto senso, mentre logistica e porti sono ambiti in cui una partecipazione regionale a mio giudizio è importante. Si tratta di assetti strategici cui credo sia giusto guardare e investire”. Con la premessa di non coltivare “nessuno spirito di conquista, tantomeno l’intenzione di occupare spazi altrui”, Cirio aveva sondato il terreno non trovando aperte ostilità. Certo si trattava di ipotesi in una prospettiva tutt’altro che vicina anche se, in quel periodo, un forse troppo ottimista Salvini, all’assemblea di Confitarma, annunciava la riforma pronta entro il 2024.
Tempi più lunghi che, tuttavia, potrebbero giovare al Piemonte nel frattempo rimasto con lo stesso presidente che sulla vicenda non ha affatto cambiato idea. La prospettiva di allargare il comitato portuale, organismo oggi decaduto a fronte del commissariamento, dagli attuali quattro membri (uno indicato dalla Regione Liguria, uno dal Comune e Città Metropolitana di Genova, altrettanti rispettivamente dal Comune di Savona e dall’Autorità Marittima) facendo posto a un rappresentante del Piemonte resta nei piani di Cirio.
La riforma, nel suo iter ancora in gran parte da percorrere, potrebbe realisticamente offrire questa possibilità, con una modifica normativa supportata proprio da quel ruolo crescente di banchina asciutta che diverse zone del Piemonte esercitano da decenni e che la sempre più accentuata fame di spazi per la movimentazione dei container dello scalo genovese rende ulteriormente strategico e indispensabile. Una partita non facile, ma non impossibile quella che dovrà giocare il presidente, in prima persona e con il supporto dell’assessore Enrico Bussalino, leghista come Rixi, cui è affidata la delega per la Logistica e le Infrastrutture strategiche.
Si giocherà più a Roma che non sotto la Lanterna e anche questo potrebbe essere un vantaggio per Cirio alle prese con una missione di lobbying istituzionale e territoriale su un terreno politico, quello del governo di Giorgia Meloni, più che favorevole anche se non privo di possibili ostacoli o, ancor più, concorrenze da parte di altre regioni, come l’Emilia-Romagna che con Piacenza e altre comuni è già entrata nella Zona logistica Semplificata del porto e retroporto di Genova, con un accordo siglato lo scorso maggio.


