Cencelli 2.0, da Fratelli d'Italia l'algoritmo della spartingaia
Oscar Serra 07:00 Giovedì 17 Ottobre 2024Alla riunione dei meloniani piemontesi, il capogruppo Riva Vercellotti presenta il suo "modello" per l'attribuzione delle nomine in capo alla Regione. Braccio di ferro col leghista Ricca che vuole salvare Sciretti in Edisu. Occhi puntati sulle Atc
Agli albori della Repubblica giravano foglietti con tanti numerini: percentuali elettorali, pesi delle varie correnti interne ai partiti, valori delle poltrone da assegnare. Ora il manuale Cencelli, eponimo di un oscuro portaborse democristiano, fa il salto di qualità e dall’algebra passa agli algoritmi. È avvolto dal mistero il modello – a metà tra aritmetica e politica – presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Riva Vercellotti ai colleghi nei primi giorni della scorsa settimana. Un sistema empirico che tiene conto delle peculiarità di ogni territorio, ma soprattutto dei pesi (e contrappesi) in una coalizione che sulle prossime nomine già ha dato i primi
segnali di fibrillazione. Il termine per la presentazione delle candidature è scaduto lo scorso 9 ottobre, ora è il momento della trattativa tra i gruppi della maggioranza. Il fallito blitz del leghista Fabrizio Ricca, che ha provato a calendalizzare una legislativa per cancellare il limite dei mandati per chi già è a capo di una partecipata regionale, è stato un chiaro tentativo di salvare Alessandro Sciretti sulla poltrona dell’Edisu e proprio per questo, dopo averlo stoppato, tra i meloniani è scattato l’allarme. I due intanto sono volati a New York per l’ennesima trasferta legata alle Universiadi (questa volta c’era il tour della fiaccola) che da evento sportivo per gli universitari s’è trasformato in una sorta di enclave del Carroccio torinese.
Il numero magico attorno al quale ruotano le rivendicazioni di FdI è 18: cioè la somma delle posizioni tra giunta e Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. “Noi ne abbiamo un terzo e rappresentiamo in termini di eletti quasi la metà della coalizione” dice un consigliere. Le urne infatti hanno fatto planare sul parlamentino piemontese 13 rappresentanti meloniani sui 30 totali del centrodestra (cui si aggiunge Alberto Cirio che ha aderito al gruppo di Forza Italia di cui è vicesegretario nazionale). E se la politica è anche la legge dei numeri allora ecco che questa volta FdI vuole far pesare il suo consenso.
“Più che l’algoritmo ho proposto un metodo di ragionevolezza e buonsenso sulla base di principi quali trasparenza ed equilibrio sul territorio” mette le mani avanti Riva Vercellotti che non vuole entrare nel merito delle singole nomine prima della riunione con gli alleati, ma che intanto ha depositato una legge per scorporare l’Atc del Piemonte Nord in due enti divisi (se ne parlerà nel nuovo anno). Nessuna fuga in avanti. Però nel gruppo c’è chi qualche ragionamento se lo lascia sfuggire: “Ma parliamoci chiaro, è così irragionevole indicare al vertice di un ente che si occupa di diritto allo studio una persona vicina all’assessore con cui dovrà interfacciarsi” sbotta uno dei fratelli, lasciando intuire quanto scarsa sia la disponibilità a regalare un secondo giro all'attuale presidente di Edisu.
Dunque FdI asso pigliatutto? Non esattamente. Il modello presentato da Riva Vercellotti prevede una ripartizione equa sulla base del peso specifico di ogni forza e anche della rilevanza della nomina in questione. La presidenza dell’Atc di Torino – sulla quale, com’è noto, ha messo gli occhi l’assessore Maurizio Marrone per il segretario torinese di FdI Maurizio Pedrini – non vale certo quanto un posto nella commissione per la tutela del patrimonio speleologico. E poi ci sono il Consorzio informatico (Csi), l’Istituto di ricerca (Ires), l’Arpa (prevenzione e tutela ambientale) e infine il boccone più succulento, quello di Finpiemonte, la finanziaria della Regione. Spifferi da Galleria San Federico raccontano di un Michele Vietti in grande agitazione. Il presidente uscente, un tempo proconsole di Ferdinando Casini, fino al 2014 vicepresidente del Csm, si starebbe accreditando ai massimi livelli del partito di Giorgia Meloni, pur scontando in terra allobroga la freddezza, se non vero e proprio ostracismo, di Guido Crosetto: “Mi pare difficile possa essere espressione del nostro partito” ammette l’ennesimo consigliere anonimo.


