PALAZZO LASCARIS

Centrodestra "fagnano" e Pd silente. M5s alza le barricate in Piemonte: "Faremo ostruzionismo"

Il Consiglio regionale continua a saltare per mancanza di provvedimenti. "Ci occupiamo solo di nomine e posti" denuncia la capogruppo pentastellata Disabato. Pronto il muro di emendamenti contro variazione di bilancio e legge sul personale: "Opposizione dura"

“Siamo al terzo Consiglio regionale che salta, il secondo consecutivo. Abbiamo una maggioranza impantanata e un’opposizione che finora è rimasta in silenzio”. A cinque mesi dalle elezioni di giugno, passati i fatidici cento giorni, superata la lunga e rigenerante pausa estiva, Palazzo Lascaris fatica a ingranare. Anzi “continuiamo a parlare solo di nomine e posti” sbotta la presidente del gruppo M5s Sarah Disabato durante un colloquio con lo Spiffero. Trentasei anni da Collegno, al secondo giro nell'aula di via Alfieri, Disabato è stata candidata a presidente contro Alberto Cirio e Gianna Pentenero dopo essere stata incoronata direttamente da Giuseppe Conte e Chiara Appendino. Ora vuole incarnare un'opposizione intransigente, soprattutto di fronte a un centrodestra “mai come questa volta disinteressato a quel che succede fuori dal palazzo”.

Si lavora poco nel parlamentino del Piemonte. La seduta di martedì scorso è stata annullata per mancanza di provvedimenti da discutere, la prossima settimana, invece, si faranno un po’ di chiacchiere nel Consiglio aperto sulle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria. Non che l’argomento sia trascurabile, anzi, ma è un tema su cui gli spazi d’intervento della Regione sono del tutto marginali e dunque rischia di trasformarsi in una passerella in cui il centrodestra ribadirà la sua ferma solidarietà ai secondini, mentre il centrosinistra porrà l’accento sulle drammatiche condizioni della popolazione carceraria. “Non abbiamo ancora l’elenco degli invitati, chissà magari faranno venire il sottosegretario Andrea Delmastro che ha la delega sull’argomento e potrebbe spiegarci cosa non ha fatto in questi anni” prosegue Disabato.

Insomma, il Consiglio batte la fiacca? “Basta vedere i dati e il numero delle sedute in cui abbiamo discusso effettivamente dei problemi della nostra regione. Pochissime, eppure ce ne sarebbero di questioni da affrontare a partire dal ricorso al Tar di un’azienda esclusa dal progetto di realizzazione del nuovo ospedale di Cuneo e che ora chiede un risarcimento da 11 milioni. Questione che si sarebbe potuta evitare sin dall’inizio stabilendo che gli ospedali si costruiscono con soldi pubblici”. È un fiume in piena Disabato, soprattutto dopo aver scoperto che la prossima settimana al posto della Commissione Sanità, convocata per prassi il lunedì, è stata calendarizzata la Prima commissione per discutere il ddl 51 sul Personale dell’assessore Gian Luca Vignale; “provvedimento che toglie l’obbligo di maturare cinque anni da dirigente prima di diventare direttore – sottolinea Disabato –. Chissà, forse hanno qualcuno da piazzare senza i requisiti e allora che fanno? Cambiano i requisiti”.

Un po’ spara nel mucchio, spesso però ci prende. Le sue perplessità sulla riforma del Personale sono condivise anche dai sindacati e per questo l’esponente pentastellata preannuncia un muro di “emendamenti ostruzionistici per bloccarla. E lo stesso farò anche sulla variazione di Bilancio dell’assessore Andrea Tronzano”. Un provvedimento complesso ma che, per i Cinquestelle, presenta troppe incongruenze. Una in particolare? “La cancellazione dell’esenzione totale del bollo sulle auto ibride”. Ma il piatto piange e la giunta da qualche parte dovrà pur recuperare i soldi… “e devono prenderli proprio dagli incentivi per l’acquisto delle auto meno inquinanti? È così che sostengono l’industria dell’auto, la transizione e l’ambiente? E ancora, visto che parliamo di auto, a che punto siamo con il fondo per i cassintegrati del settore auto che aveva annunciato Cirio?”.

Per questo farà ostruzionismo? “Lo farò perché è ora di aprire un dibattito vero in aula e anche per dare una sveglia alle altre forze di opposizione”. Il dito, tanto per cambiare, è puntato verso il Pd con cui i rapporti in Piemonte sono tradizionalmente complicati (è tra le poche regioni in cui il M5s s’è opposto all’alleanza contro il centrodestra). “Il Pd deve decidere come interpretare il suo ruolo di primo partito della minoranza: noi faremo opposizione. Con chi ci sta”.

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